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«Io sindaco nel 2024? Prima viene la città»

Luca Gardinale
«Io sindaco nel 2024? Prima viene la città»

Il segretario Pd Andrea Bortolamasi lascia dopo 6 anni: «Divisioni? Non guardiamo al futuro con lo specchio retrovisore»

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Luca Gardinale

Dal buon momento che sta attraversando il partito alle incognite del 2024, quando potrebbe essere proprio lui a succedere a Gian Carlo Muzzarelli. Temi affrontati da Andrea Bortolamasi, che dopo sei anni ha lasciato il ruolo di segretario cittadino del Pd, passando il testimone a Federica Venturelli, che entrerà in carica il 28 dicembre.

Bortolamasi, in questi sei anni sono successe tante cose dal punto di vista politico: che partito lascia?

«Lascio, o per meglio dire lasciamo, perché il merito è di un collettivo, un partito solido: in crescita costante da un punto di vista elettorale, che ha aperto nuovi circoli, ancora più radicato sul territorio con Feste de l’unità che abbiamo riattivato in diversi quartieri. Sei anni sono un’era politica, abbiamo subìto per dinamiche romane e scissioni sbagliate, a cui abbiamo opposto un partito e una pratica diversa: un partito che unisce ed include».

Come pensa che bisognerebbe lavorare in vista delle grandi sfide del 2024?

«Il combinato disposto tra la fragilità dei partiti e la fluidità dell’elettorato dovrebbe stimolare e stimolarci: non una sommatoria di ex, ma un partito che fa della pluralità e del pluralismo i suoi tratti distintivi. A Modena, le condizioni per proseguire su questa strada ci sono, tutte: competenze, nuove generazioni e nuovi gruppi dirigenti per andare all’attacco di quel campo largo, fatto non di sommatorie di sigle o accordi algebrici, ma di un elettorato che resta fluido e recuperabile con una proposta politica chiara».

Il Pd è pronto ad archiviare le divisioni? Le frizioni sul congresso sembrano dire altro...

«Ogni congresso rappresenta un passaggio stretto, ma è anche un grande esercizio di democrazia. Nella dialettica democratica è giusto che trovino spazio sensibilità differenti, è la forza del Pd. Però non possiamo guardare al futuro con lo specchietto retrovisore, la forza del nostro partito resta quella della pluralità, del confronto come forza propulsiva, non come rendita di posizione. Lo dico perché i primi a non capirci più sarebbero i nostri elettori. Manteniamo solide le nostre radici valoriali, ma rinnoviamoci come le foglie sugli alberi».

A proposito del congresso, lei si è schierato da subito con Solomita: cosa l’ha convinta della proposta?

«C’è un comune sentire culturale e politico che mi ha portato e mi porta a sostenerlo convintamente: l’orizzonte di un partito plurale, largo, in grado di costruire una proposta politica che rafforzi il centrosinistra, la formazione come chiave per interpretare il presente e rafforzare l’azione del Pd. Ricomporre e sanare le fragilità e le diseguaglianze che il Covid ha ampliato, uno sviluppo in grado di interpretare l’enorme questione ambientale e una battaglia sui diritti civili e sociali sono alcuni dei punti che con forza sono emersi dal programma di Roberto e che mi portano a pensare che la sua proposta sia solida e robusta».

Attorno al nome di Solomita, però, c’è stata una frattura tra Bonaccini e Muzzarelli...

«Nessuno strappo: l’idea stessa di Solomita di presentare un programma aperto ai contributi è uno strumento di confronto e mi fa particolarmente piacere che ci sia stato un contributo diffuso, e che il sindaco abbia portato le sue proposte e le sue idee».

In tanti vedono nella vittoria della mozione Bonaccini-Solomita un passo deciso verso la sua candidatura per Modena 2024: sta già studiando da sindaco?

«Quello che vedono gli altri non lo so e mi interessa poco: parlare adesso di toto-nomi o percorsi di candidatura in piena pandemia, con le risorse del Pnrr che arriveranno a Modena e una città impegnata nel reagire e ripartire post-Covid non serve. Non saremmo capiti. Prima che in una sede di partito, ho messo piede in uno spogliatoio: vengo da una scuola dove mi hanno insegnato che prima dell’io viene il noi. Ecco perché lo studio e l’impegno sono quelli per essere all’altezza del ruolo che ho la fortuna e la responsabilità di ricoprire. Sul resto, come siamo abituati a fare, ci confronteremo nelle sedi e nei modi che il Pd riterrà, ma, ripeto, adesso la priorità è e deve restare Modena, la nostra città».

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