Gazzetta di Modena

Modena

l’azione di una famiglia coinvolta 

La tragedia dei nove morti a Sant’Anna Il caso del carcere finisce a Strasburgo davanti alla Corte dei Diritti dell’uomo

C.G.

2 MINUTI DI LETTURA





Dopo gli annunci, ora è stato depositato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo il ricorso per svolgere ulteriori indagini dopo la rapida chiusura dell’inchiesta per otto dei nove morti in carcere a Modena, al termine della rivolta dell’8 marzo 2020 (sul nono, Sasà Piscitelli, è in corso un’inchiesta ad Ascoli, dove è deceduto). L'iniziativa di ricorrere alla Cedu, come tentativo di riaprire il caso, arriva della famiglia del detenuto morto Hafedh Chouchane, che segue l'avvocato bolognese Luca Sebastiani. L’atto depositato a Strasburgo è stato firmato anche dai professori Barbara Randazzo e Valerio Onida, il presidente emerito della Corte costituzionale. Entrambi hanno patrocinato e vinto il caso alla Cedu sul G8 di Genova. Il 17 giugno scorso, dopo un periodo di riserva, il gip Andrea Romito aveva archiviato il fascicolo che ipotizzava l'omicidio colposo e morte o lesioni come conseguenza di altro delitto. La chiusura tombale delle indagini sul più grave caso di morti in carcere avvenuto in Italia era stata richiesta dalla Procura, dopo che le autopsie avevano dichiarato come causa dei decessi l’ overdose da metadone e psicofarmaci. La decisione è arrivata contro la volontà non solo dell’avvocato Sebastiani ma anche dell’associazione Antigone e dello stesso Garante nazionale per i detenuti. E questi due enti ora hanno presentato reclamo presso il Ministero di Grazia e Giustizia, una strada diversa ma che può essere utile per arrivare a svolgere altre indagini. Il Garante per i detenuti e l'associazione Antigone sono infatti in attesa della pronuncia sul loro reclamo contro la dichiarazione di inammissibilità della loro opposizione: se sarà rigettato, è possibile che anche loro ricorreranno alla Cedu. I dubbi rimasti non sono infatti pochi. Anche nel documentario trasmesso da Rainews24 un medico legale tunisino intervistato ha raccontato che il cadavere di uno dei detenuti morti, esaminato al rientro in patria, oltre a mostrare segni che dovrebbero sollevare dubbi (come due incisivi rotti), mostrava di aver subito una autopsia sommaria. La Procura di Tunisi ha aperto un’inchiesta per morti sospette. A queste perplessità medico-giuridiche si unisce poi il forte scetticismo da pare di alcune associazioni e di gruppi politici di estrema sinistra e anarchici, che hanno anche manifestato davanti al carcere di Sant’Anna chiedendo la riapertura della indagini sui morti. Intanto in Procura si continua a indagare sul filone degli esposti presentati da numerosi detenuti che hanno riferito di violenze, abusi e angherie.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google