Modena, è record di trapianti: 105 di fegato e 33 di rene
Centocinque trapianti di fegato e trentatré di rene in un anno. Il Policlinico si appresta a chiudere un anno da record. «Il 30 ottobre del 2000 abbiamo fatto il primo trapianto di fegato – ricorda il professor Massimo Girardis, direttore della struttura di Anestesia e Terapia intensiva – e si stimava saremmo stati bravissimi arrivando a trenta trapianti. Siamo arrivati a quaranta, poi è giunto il Covid. Pensavamo di aver finito, invece abbiamo realizzato qualcosa a cui sperava tutto il gruppo». Un risultato che i camici bianchi registrano con soddisfazione, non con sorpresa. «L’azienda si è fatta carica di un numero enorme di pazienti da trapiantare – interviene il professor Fabrizio Di Benedetto, direttore della Chirurgia dei trapianti di fegato – e di organi da altre regioni». Così i numeri sono cresciuti nonostante l’emergenza sanitaria. Ogni trapianto è una storia a sé e non tutti gli esiti sono favorevoli. «I numeri sono notevoli – riprende Girardis – ma lo sono soprattutto i risultati in riferimento alla qualità dei pazienti che siamo riusciti a trapiantare. Ogni volta che fai un trapianto sei disponibile ad avere perdite; tuttavia, esse si sono molto ridotte rispetto alle attese: è l’aspetto più bello che abbiamo vissuto in due anni». Il direttore della Chirurgia dei trapianti concorda. «Abbiamo superato i cento trapianti di fegato in un anno – attesta Di Benedetto – con risultati ottimali. La sopravvivenza a cinque anni dall’intervento supera il settanta percento. Il valore è in linea con i risultati più quotati a livello internazionale. Siamo molto contenti anche per i programmi innovativi messi in campo negli ultimi due anni, nonostante il Covid». La panoramica è illustrata con orgoglio dal dottor Claudio Vagnini, direttore generale del Policlinico. «Il Centro Trapianti vanta programmi innovativi come il trapianto di fegato da donatore vivente, il trapianto per indicazioni oncologiche come le metastasi epatiche da adenocarcinoma del colon - elenca Vagnini - e il colangiocarcinoma, il trapianto di rene da donatore vivente con prelievo totalmente robotico e il trapianto di rene robotico».
«Siamo quasi all’otto percento di trapianti da donatori viventi – sottolinea Di Benedetto – mentre negli Stati Uniti sono al cinque percento. La donazione da vivente presuppone una stabilità di gruppo importantissima. Inoltre, abbiamo creato un percorso pulito in cui i pazienti ricevono un tampone prima del ricovero e un altro dopo il trapianto. È un risultato straordinario».
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