Nel carcere le donne partecipano a laboratori per ricucire le ferite
«La forza, il coraggio e la determinazione per aver giurato a me stessa, e a chi davvero mi vuole bene, di riuscire a trasformare la mia vita e di non ricadere più in questo enorme buco nero», scrive una delle donne detenute che hanno partecipato al laboratorio “T-essere: da donna a donna”, descrivendo le risorse emotive capaci di farle affrontare la difficoltà della detenzione. Si è tenuta la festa conclusiva del progetto “T-essere: da donna a donna. Azioni di relazione e conoscenza per favorire l'inclusione e il re-integro delle detenute del carcere Sant'Anna” promosso dal Centro documentazione donna in collaborazione con Gruppo carcere-città, Casa delle donne contro la violenza, Donne nel mondo e Comune e sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. Il progetto, realizzato da marzo 2021, ha coinvolto le donne detenute e si è svolto attraverso laboratori settimanali tenuti delle associazioni promotrici. I temi trattati hanno toccato le relazioni come spazio di libertà ed espressione di sé per superare i limiti imposti dalla detenzione. Le attività sono state tese a suggerire alcune opportunità concrete di “resistenza” e di possibilità espressive - la scrittura, il teatro, la relazione - con cui indagare la propria soggettività e le modalità attraverso cui accettare gli errori commessi, ricucire le ferite e ripensare al proprio progetto di vita futuro. La coordinatrice del progetto Caterina Liotti del Centro documentazione donna: «I laboratori sono stati l’occasione per misurarsi e misurare quanto la relazione fra donne possa aiutare a superare i momenti più difficili, anche in una situazione estrema come quella del carcere: ne usciamo tutte profondamente cambiate per lo scambio profondo che abbiamo vissuto».
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