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Le condanne degli ex vertici di Cpl: «Provarono ad asservire il sindaco»

F.D.
Le condanne degli ex vertici di Cpl: «Provarono ad asservire il sindaco»

I giudici: «Le convenzioni con l’hotel di Ischia e i soldi al fratello sono le prove della tentata corruzione»

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CONCORDIA. Una certezza c’è: la sentenza della corte d’Appello di Bologna nei confronti degli ex manager di Cpl non diventerà irrevocabile. Lette le motivazioni che hanno portato comunque ad una riduzione delle varie pene, si fa largo l’ipotesi – che va presa come una certezza – di ricorrere in Cassazione. Ci stanno pensando un po’ tutti gli imputati a partire da Roberto Casari che da 4 anni e 2 mesi si è visto ridimensionare la pena a 2 anni, 6 mesi e 20 giorni, ma soprattutto non dovrà rifondare Cpl di 300mila euro visto che la cooperativa ha scelto di non costituirsi più parte civile. Negate anche le confische vista la modifica di un’accusa: da corruzione a istigazione alla corruzione. Secondo i giudici, infatti, non c’è stata la corruzione al sindaco di Ischia, Giosi Ferrandino al tecnico comunale, Silvano Arcamone. E non poteva essere altrimenti visto che i due pubblici ufficiali sono stati assolti (sentenza passata in giudiciato) nel processo parallelo di Napoli.

Eppure a Ischia, stando alle motivazioni, i vertici di Cpl hanno provato ad “asservire ai propri interessi” sindaco e capo dell’ufficio tecnico. In che modo? Sia con le convenzioni stipulate con l’hotel “Le Querce” di proprietà della famiglia di Giosi Ferrandino sia con il contratto di consulenza fatto al fratello Massimo e alzato da 2500 a 4000mila euro di stipendio mensile anche per uno studio che aveva copiato di internet, come dimostrato dagli investigatori. E proprio sulle convenzioni ci sarà battaglia in Cassazione alla pari delle intercettazioni che il tribunale di Modena ha cassato del tuto mentre Bologna ha accolto in parte. Ne sono state stipulate due, la prima nel 2012 e l’altra nel 2013. Pur essendo che nell’anno del terremoto furono pochi i dipendenti Cpl andati ad Ischia nonostante l’accordo con l’hotel dei Ferrandino, l’anno successivo l’importo fu aumentato a 160mila euro. E sta qui, secondo i giudici bolognesi, la prova dell’istigazione alla corruzione. Ma per le difese, invece, la motivazione non regge: quei soldi sono stati dati e quindi o è corruzione oppure no, non c’è una via di mezzo. Tra l’altro per quanto riguarda Massimo Verrini (per lui la condanna è stata ridotta da 16 a 8 mesi) non gli si può neppure imputare alcuna strategia nel 2012 in quanto non operava su Ischia.

«È certamente ravvisabile in capo agli imputati Casari, Verrini e Ferrandino il dolo consistente nella volontà di fornire e offrire ai famigliari, a lui strettamente legati anche per ragioni economiche, del sindaco di Ischia, utilità economiche rilevanti e senza corrispettivo, ed anzi svantaggiose per la Cpl, per indurlo al compimento di atti del suo ufficio».

Ma se i giudici su Casari non usano parole tenere («Il giudice di primo grado ha concesso con estrema benevolenza le attenuanti generiche»; «assenza di qualsivoglia concreta resipiscenza»), non fanno sconti neppure a Francesco Simone e Maurizio Rinaldi, imputati con l’ex presidente di Cpl di almeno quattro fatture false, utili a creare fondi neri, riportando in Italia soldi dalla Tunisia dove venivano bonificati. Quella strategia, confermata da Rinaldi davanti al giudice, ribadita da Simone che poi ritrattò in tribunale a Modena, ha portato i giudici a confermare la condanna rispettivamente a 2 anni e a 14 mesi parlando di “pena adeguata per difetto” visti i comportamenti tenuti a processo dai due.

«È una sentenza – commenta l’avvocato Roberto Chiossi, che con Michele Jasonni difende Massimo Verrini – che rispecchia molto l’anima decidendi del collegio ovvero rispecchia una totale situazione di incertezza nel giudicare il medesimo fatto: tutto ciò non è accettabile, quindi deciderà la Cassazione».

F.D.

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