«Mia figlia con la febbre a 40, disagi con la guardia medica»
Alfonso Scibona
«C’è una grande differenza tra Pronto Soccorso dell’ospedale e guardia medica: nel primo la vigilia di Natale abbiamo trovato risposte e cure, nella seconda no». Sono le parole di Anna Maria Gobbo, che tra Vigilia e Natale, ha avuto necessità per un malore della figlia ventenne. «Dopo aver fatto ricorso al Pronto soccorso la vigilia di Natale – continua – ed essere tornati a casa con una terapia per colica renale, la sera di Natale mia figlia ha avuto la febbre che ha superato i 40 gradi. Abbiamo chiamato alle 19.45 la guardia medica ma ci hanno detto che stavano andando a casa e di chiamare i colleghi che subentravano. Questi ultimi ci hanno risposto che avevano tanta gente e non potevano fare subito la visita a domicilio. Ci siamo arrangiati con la tachipirina e per fortuna le cose, dopo alcune ore di ansia, sono andate meglio. Certo, non sono comportamenti da fare».
La difesa d’ufficio arriva dalla direzione del distretto. «Ho parlato coi medici di turno – ha detto la dottoressa Federica Ronchetti – e mi hanno che alla prima chiamata non hanno potuto dare riscontro perché avevano tanta gente mentre i colleghi del turno successivo, verso le 21.15, si sono sentiti rispondere che non serviva più andare a casa della ragazza perché l’allarme era rientrato con alcuni farmaci. Così sono rimasti in ambulatorio».
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