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«Pd, ora un cambio radicale Meno rituali e più apertura»

Luca Gardinale
«Pd, ora un cambio radicale Meno rituali e più apertura»

Il nuovo segretario Roberto Solomita: «Della gestione uscente tengo... i volontari Le critiche di Muzzarelli? Confronto un po’ ruvido e muscolare, ma proficuo»

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Luca Gardinale

Dall’idea di partito al rapporto con Muzzarelli, dalle amministrative 2024 alle primarie. Roberto Solomita, nuovo segretario provinciale dem, affronta tutti i nodi per il presente e il futuro del Pd.

Segretario, partiamo da… Roberto: cosa faceva prima di iniziare a lavorare in Comune a Soliera?

«Ho studiato Scienze Politiche mentre facevo il fotografo professionista. L’arte, in particolare la fotografia, e la politica sono da sempre le passioni cui dedico la vita e sono diventate il mio lavoro».

E poi c’è… il Pd: tre obiettivi per i prossimi anni?

«Vorrei un Pd rigenerato, in connessione con i cittadini e in contatto costante con loro, non solo nei momenti legati alle competizioni elettorali. Il primo obiettivo è quello di tornare al governo nelle città in cui gli elettori hanno preferito la destra a noi. Evitiamo di ripetere gli errori del passato e impegniamoci per costruire alternative innovative e autorevoli. Il secondo obiettivo è quello di valorizzare e far conoscere le storie e le esperienze delle tante donne e uomini, ragazze e ragazzi, che si sono messi a disposizione in questa tornata congressuale. Abbiamo un patrimonio umano che nessuna organizzazione politica può vantare, sia di militanti di base che di amministratori capaci come la sindaca Maria Costi, che mi affiancherà in qualità di vicesegretaria. Il terzo obiettivo, e su questo dobbiamo metterci il massimo impegno, sarà quello di rivedere completamente la sostenibilità economica e organizzativa del nostro partito. È per questo che ho chiesto al neo tesoriere Francesco Ori di accompagnarmi in questa sfida: chi verrà dopo di me dovrà trovare un Pd con i conti a posto e con lo sguardo e il pensiero rivolti non ai debiti del passato, ma alla ricerca delle opportunità e delle modalità di fare politica nei prossimi decenni».

Cosa terrebbe dell’ultima gestione provinciale?

«Terrei la grande, straordinaria, tenacia e caparbietà delle nostre volontarie e dei nostri volontari, mai venute meno nonostante il periodo difficilissimo. Cambierò radicalmente le modalità con cui rapportarsi con i circoli e su tutto il territorio: meno rituali interni, più coinvolgimento e apertura all’esterno».

Attorno al suo nome c’è stato consenso, ma anche parecchi dubbi da parte del sindaco Muzzarelli. Vi siete chiariti dopo l’elezione?

«Ci siamo chiariti prima, confrontandoci sulle proposte di integrazioni al mio documento. Candidandomi avevo pubblicato una piattaforma programmatica in modo dichiaratamente aperto ai contributi. L’ho fatto perché penso che dobbiamo ritrovare il gusto del confronto aperto, della dialettica, anche del conflitto, perché come dice Baumann “il vero dialogo non è parlare con gente che la pensa come te”. E questa franchezza nel confronto, anche se un po’ ruvida e muscolare, ha generato un valore aggiunto per il Pd, dimostrando che le idee sono più importanti dei nomi».

Con lei Muzzarelli teme di vedere un capoluogo più “debole”...

«Mi sembra una suggestione senza legami con la realtà. Piuttosto bisognerà lavorare sulla coesione territoriale di tutta la Provincia, tra protagonismo e ruolo trainante del capoluogo e necessità di tenere insieme le aree “periferiche” (in particolare montagna e bassa) dove facciamo più fatica anche politicamente».

Tra gli aspetti che dividono Muzzarelli e Bonaccini c’è Modena 2024: lei è un “tifoso” delle primarie?

«Le primarie rimangono uno strumento di grande efficacia per selezionare le candidature a tutti i livelli. Ma sono appunto uno strumento, non devono diventare un fine. Il punto di partenza deve essere la crescita di gruppi dirigenti all’altezza delle aspettative dei cittadini/elettori, utilizzando la formazione come chiave primaria per costruire questa comunità politica. Se sapremo creare questa condizione, selezionare le prime responsabilità sarà più semplice e naturale e le primarie potranno contribuire a scegliere candidature con il maggiore consenso possibile».

Il bilancio delle amministrative di questi anni è positivo, ma la disfatta di Pavullo brucia ancora. Come muoversi in vista dei grandi appuntamenti del 2024?

«Penso che il Pd modenese debba lavorare alla costituzione di un tavolo provinciale permanente tra il centrosinistra, le forze ecologiste, il M5S (dove esprimono esponenti disponibili al dialogo), il civismo progressista e i moderati che dicono sì all’Europa e no al sovranismo. Ma quando penso alle alleanze penso anche e soprattutto a un Pd che torni a dialogare in modo strutturato con le rappresentanze del mondo del lavoro e dei tanti cittadini impegnati per il bene comune».

In vista dei grandi appuntamenti elettorali, lei avrà il compito di fare il “mazziere”: come resisterà alla “carica” di tutti i compagni di partito che chiederanno posti e candidature?

«Prima di tutto garantendo che il “mazziere” non si tiene una carta per sé: non mi candiderò ad alcuna carica durante il mio mandato da segretario, bisogna smetterla di considerare il partito come un taxi da usare per favorire il proprio destino personale. Userò un metodo semplice che ho praticato da sindaco: dire a chiunque venga a proporre se stesso per una carica che le persone che meritano di ricoprirle vengono chiamate da altri e che la promozione di se stessi comporta la squalifica automatica dalla competizione».

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