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Marco Ferrari e il pane sospeso «Vorrei che l’idea si allargasse ad altri»

Mattia Cocchi
Marco Ferrari e il pane sospeso «Vorrei che l’idea si allargasse ad altri»

Dalla sua panetteria lascia i sacchetti esposti per i bisognosi «Adoro il mio lavoro, mi ha fatto uscire da un periodo buio»

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Mattia Cocchi

mirandola. “Se hai fame prendi”, una semplice pratica che si sta espandendo tra i fornai della Bassa. Qualche settimana fa era stata Paola Ferrari del forno Ferrari di San Felice ad esporre all’esterno del suo negozio una cesta con i prodotti avanzati dalla giornata. Il bel gesto è stato colto e riproposto anche dal fratello di Paola, Marco, nel suo forno di Mirandola.

Marco Ferrari è fornaio di professione da più di 45 anni ed è prossimo alla pensione, anche se la passione per il suo lavoro lo spinge a continuare con la stessa energia del primo giorno. «È stata l’idea di mia sorella a darmi il “la” per esporre il cesto pieno di prodotti – racconta Marco – insieme a mia moglie lavoriamo qui e sappiamo che ci sono persone in paese che possono aver bisogno di un piccolo aiuto come questo. Abbiamo iniziato a farlo da prima Natale e la risposta c’è stata: i nostri sacchetti, il cui peso varia da tre etti e mezzo a mezzo chilo, venivano presi. Inoltre è stata un’iniziativa che è piaciuta anche ai nostri clienti che volevano partecipare attivamente finanziando alcuni dei sacchetti. Noi li abbiamo però ringraziati declinando, poiché questo è un gesto d’amore che deve partire dal cuore e inoltre contribuisce ad abbattere lo spreco di cibo. Ora abbiamo dovuto sospendere momentaneamente questa attività, poiché nei giorni precedenti al Natale, il cesto è stato utilizzato come pattumiera e abbiamo trovato alcuni cestini aperti ma ancora pieni. Stiamo studiando un’organizzazione che permetta di evitare questi spiacevoli episodi».

Marco è un commerciante molto conosciuto in paese, l’iniziativa proposta da lui e sua moglie è stata lodata da molti: «Spero che questa tipologie di iniziative possano prendere piede anche in altri generi di attività dei nostri paesi» dice Marco, lanciando la proposta ai suoi colleghi commercianti.

Dietro l’amorevole gesto del fornaio si nasconde la sua particolare storia familiare e lavorativa. Negli anni Duemila, ha subito la perdita del figlio 14enne e della prima moglie a causa di malattie: «Ciò che mi ha salvato da quel periodo buio è stata la passione per il mio lavoro – continua Marco – Ancora oggi, quando la notte mi alzo per andare a preparare il pane, mi stupisco della bellezza di questo mestiere quando l’impasto che ho creato con le mie mani esce dal forno».

L’amore per la sua professione portò Marco a ricevere importanti riconoscimenti per la sua attività: «Poco prima della morte di mia moglie, ci fu un censimento per conteggiare il numero di fornai presenti in Italia. Risultò che eravamo circa 58mila, segretamente però, i rilevatori acquistarono anche un prodotto da ogni forno al fine di valutarne la qualità. Poco tempo dopo arrivò una chiamata in cui mi riferirono che il mio pane era stato valutato tra i primi dieci d’Italia. Una certificazione – conclude Marco – che per me è stata il culmine di un lungo e attento lavoro in cui ho sempre prestato attenzione alle materie prime per fornire ai miei clienti il prodotto migliore che potessero trovare».

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