Salumificio Erio Ferrari: scomparsa a 90 anni l’ex presidente Vanna
In marzo avrebbe compiuto 91 anni. Vanna Seghedoni, vedova di Erio Ferrari, l’uomo che ha dato il nome al celebre salumificio modenese, è scomparsa ieri pomeriggio nella sua abitazione. Lascia i figli Patrizia e Paolo (che dirige attualmente lo stabilimento). Il funerale si terrà alle 14.30 presso la chiesa parrocchiale del Sacro Cuore in via Oberdan alla Sacca.
La storia di Vanna Seghedoni in Ferrari è stata unita a quella del marito Erio fino alla morte di questi, avvenuta nel 2013. All’epoca il salumificio di Ponte Basso, sulla Statale Canaletto, era già considerato uno dei più rinomati dell’Emilia. Lei diede un ulteriore contributo apportando tutta la sua professionalità nel settore amministrativo e la sua conoscenza della produzione ricoprendo la carica di presidente della Spa fino al pensionamento, lasciando la guida al figlio Paolo.
Vanna era nata a Modena nel 1931. Si era diplomata in ragioneria e a vent’anni aveva già un primo lavori in ufficio alla Tipografia Toschi, quando conobbe Erio Ferrari, all’epoca un giovane commerciante suinicolo che aveva intrapreso l’idea di aprire un salumificio di qualità in città. I due si sposarono quasi subito, nel 1952, anno in cui è nata la figlia ed aprirono lo stabilimento in via del Pozzo. I coniugi Ferrari lavoravano in tandem: Vanna in amministrazione e Erio alla produzione e al commercio. Una coppia che funzionava. Quando nel 1958, con l’apertura del Policlinico, capirono che via del Pozzo era diventata troppo stretta, si trasferirono sul Canaletto, allora in campagna, e avviarono l’attività portata avanti fino ad oggi con successo. In poco tempo allo stabilimento trovarono lavoro i fratelli di Erio, Enzo e Franco, e altri parenti, al punto che si poteva dire a ragione che quella era una “ditta a conduzione familiare”. Il legame familiare tra direzione e dipendenti fu una delle ragioni che portarono al successo prodotti che hanno acquisito negli anni un marchio di prestigio nel panorama degli insaccati proprio perché fatti ad arte.
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