La proposta di un gruppo di cattolici «Il Palazzo di corso Fanti va venduto»
La cacciata del responsabile della ricostruzione post terremoto: da don Caccia la solidarietà all’ingegner Soglia
Serena Arbizzi
Mondo cattolico in subbuglio dopo che la Diocesi di Carpi ha liquidato l’ingegner Marco Soglia, responsabile per la ricostruzione in seguito alle gravi ferite che il sisma del 2012 ha inferto al patrimonio religioso.
Il professionista è stato silurato con una Pec e, alla Gazzetta, ha dichiarato di non «essere più stato pagato da giugno». Inevitabili gli strascichi legali che sta già producendo la vicenda, innestata in un periodo molto denso per la Diocesi. In primavera, infatti, avverrà il rinnovo del presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, ente dove il mondo cattolico ha un ruolo di peso nelle nomine. Si avvicinano, inoltre, le ricorrenze del decennale del sisma, appunto, cui la Diocesi arriva con 38 pratiche in corso su un totale di 46 chiese. Pratiche che hanno dovuto fare i conti con la lentezza della burocrazia, ma questa non è stata una ragione sufficiente a frenare la Diocesi dal licenziare Soglia.
La sostanziale unificazione delle due diocesi, di Carpi e di Modena, nella figura dell’unico vescovo don Erio Castellucci, è alla base di una proposta che arriva dal gruppo di intellettuali cattolici “Scintilla”.
«È un’idea che da tanto tempo esprimo invano, ma chissà che non sia arrivato il momento: perché non si vende il Palazzo del Vescovado e si trasferisce tutto nel vastissimo edificio, antica sede del Seminario?». Lo chiede Tommaso Cavazzuti, del gruppo Scintilla, che prende a premessa il volume di don Erio Castellucci sulla povertà. «Qui si distinguono le varie forme di povertà – continua Cavazzuti – Il vescovo invita a fare un serio esame di coscienza, non si limita a chiarire i concetti. E lo fa in prima persona. Con il trasferimento dal Palazzo vescovile in Seminario, il personale della Curia e gli enti che fanno capo alle attività pastorali troverebbero nuova sede. Sarebbe anche un modo di valorizzare un edificio di grande importanza ecclesiale. Vorrei invitare tutti, non solo i preti, a pensarci con lungimiranza, tanto più dopo l’ormai evidente intenzione di Roma di non mandare qualcuno che abiti in Vescovado».
Tornando al caso di Soglia, don Ermanno Caccia, per anni in Diocesi al fianco del vescovo Cavina, poi trasferito in Veneto, esprime «stupore e solidarietà. Quel poco che è stato fatto in Diocesi a Carpi lo dobbiamo alla professionalità di Soglia. Regole, pagamenti e burocrazia non dipendono da lui. La burocrazia ha provocato un secondo terremoto. Oggi (ieri per chi legge, ndr), ero a Carpi, i lavori non stanno andando avanti per niente, ma non è a causa di Soglia».
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