Modenesi grandi risparmiatori: nel 2020 depositati 2 miliardi in più
Un incremento del 10,5%, cresciuti del 7,1% anche i prestiti delle banche dopo la flessione del 2019
Giovanni Medici
La pandemia ha stretto i cordoni della borsa dei modenesi. Lo dimostrano i dati sulle consistenze dei depositi e degli impieghi calcolate dal Centro Studi e Statistica della Camera di Commercio di Modena elaborando dati della Banca d’Italia, sulla base delle rilevazioni presso gli istituti di credito locali.
Nel 2020, anche a causa della contrazione dei consumi dovuti al Covid-19, è continuato infatti l’incremento dei depositi, cioè delle somme che i risparmiatori lasciano alle banche, che hanno raggiunto i 23 miliardi e 842 milioni di euro, il 10.5% in più che nel 2019: l’aumento è di circa 2,3 miliardi. Un valore già in crescita da parecchi anni ma che nel 2020 è diventato più significativo.
Va detto che ciò è dovuto anche all’effetto diretto delle misure di sostegno alla liquidità introdotte dal governo per famiglie e imprese in epoca Covid-19: le moratorie hanno congelato nel 2020 milioni di crediti e a questi provvedimenti si sono poi affiancati i prestiti garantiti erogati e le sospensioni temporanee dei pagamenti (tasse, cartelle e contributi). Circa il 60% dei depositi bancari modenesi (fonte Il Sole 24 Ore, su dati Bankitalia dei primi nove mesi del 2020) sono intestati alle famiglie e il 28% alle imprese, il resto ad amministrazioni pubbliche, assicurazioni e fondi pensione. Considerando il complesso dei depositi bancari ogni modenese può contare su 34.800 euro pro-capite. In Italia sono solo i cittadini di Trento, Parma, Aosta, Treviso e Trieste ad avere più soldi in banca, senza contare Roma, i cui abitanti contano ben 70 mila euro a testa nelle casse degli istituti di credito (ma qui si fa sentire il peso dell’amministrazione centrale). Bankitalia sottolinea come nel 2020 anche gli impieghi, le somme prestate dalle banche a imprese e privati, siano aumentati: dopo la flessione del 2019 (-13,4%), questi sono infatti arrivati a 22,560 miliardi di euro (il 7,1% in più, circa 1,5 miliardi) per il maggiore fabbisogno di liquidità delle aziende, dovuto sempre alle difficoltà causate dalla pandemia che nel 2020 ha portato al lockdown per lungo tempo. E non sorprenda se Modena nel 2020 sia rimasta al nono posto nella classifica delle province che esportano di più, pur essendo stata avvicinata da Arezzo. La provincia toscana ha registrato un sensibile incremento (+24,5%) grazie alla crescita del prezzo dell’oro, utilizzato come bene rifugio nei periodi di crisi, salendo così per la prima volta nella top ten. Anche Vicenza, specializzata nell’export di prodotti orafi, ha guadagnato guarda caso nel 2020 una posizione in questa graduatoria.
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