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Lo Shaolin contro il Parkinson «Grandi benefici per i malati»

Gabriele Farina
Lo Shaolin contro il Parkinson «Grandi benefici per i malati»

Due associazioni modenesi organizzano lezioni ad hoc per aiutare il respiro: «È una ginnastica nota come Qi Gong: significa coltivazione dell’energia vitale»

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Gabriele Farina

Coltivare l’energia per contrastare gli effetti delle malattie neurodegenerative.

Le associazioni Shaolin Quan Fa Modena e Ho in mente si uniscono per il “Percorso Parkinson” e quindi aiutare le persone che soffrono di questa grave patologia con una delle più antiche discipline orientali.

«Già dalle sedute iniziali i malati hanno riscontrato benefici importanti – racconta l’istruttore Riccardo Montorsi, fondatore della prima associazione – e hanno potuto toccare con mano l’efficacia degli esercizi».

Si tratta di allenamenti che fanno riferimento alle tecniche di ginnastica cinese note come Qi Gong. «Il focus è sulla respirazione – prosegue Montorsi – Si fa comprendere sempre più alla persona quanto sia importante concentrarsi sulla respirazione e coordinare i movimenti».

Il nome “Qi Gong” ha bisogno di una spiegazione. «“Qi” indica l’energia e il soffio vitale mentre “Gong” si può tradurre come lavoro o, come piace ancor di più a me, il coltivare. “Qi Gong” si può così tradurre come la coltivazione dell’energia vitale, del respiro».

L’energia vitale è un concetto che racchiude sia il corpo sia la mente. «Il “Qi” è l’energia vitale che permette a tutti di vivere. Proponiamo un approccio un po’ diverso rispetto alle altre scienze motorie: un’immagine olistica del soggetto».

Il termine olismo deriva dal greco “olo”, che indica la totalità di un essere. La stessa radice si rivede per esempio in “ologramma”: un’immagine a tutto tondo. Un benessere quanto più possibile totalizzante intendono sviluppare le associazioni nel progetto. Le lezioni si tengono il giovedì mattina a Nonantola, quartiere generale della seconda associazione. «Svolgiamo il corso in collaborazione con l’associazione guidata da Paola Aime – precisa l’istruttore – e includiamo malati di Parkinson dal primo al terzo stadio. Lavoriamo con piccoli gruppi di circa cinque persone per focalizzare bene l’attenzione su ognuno». L’obiettivo sul medio periodo è espandere sia le sedi sia le persone a cui offrire un’assistenza, anche se soggette ad altre malattie. L’istruttore indica possibili applicazioni in persone con diabete, broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), problemi cardiovascolari in generale. La correlazione tra Parkinson e Qi Gong è invece stata approfondita dal giovane nella tesi di laurea in Scienze Motorie. Gli studi proseguono, intervallati dagli allenamenti. «Nel corso della didattica abbiamo notato nei parkinsoniani una progressione nel complesso mente-corpo – ripercorre Montorsi – non solo a livello motorio con gli esercizi, ma anche un’attenta analisi della persona con tutte le proprie caratteristiche psicologiche ed emotive. Con i giusti input pian piano si arriva a movimenti più fluidi e armoniosi. Si sviluppa tutto un discorso legato al sistema nervoso e al cervello che determina benefici nelle persone malate».

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