«La bolletta per tutto il settore da 250 milioni a un miliardo»
Vacondio del Gruppo MoMa «Abbiamo sospeso attività fino a inizio febbraio Tutta l’economia a rischio É impossibile programmare»
Giovanni Medici
«Dopo le festività natalizie e le manutenzioni di fine anno avremmo riaperto il 10 o il 18 di gennaio a seconda degli stabilimenti: abbiamo però deciso di sospendere le attività fino al primo febbraio, mettendo in cassa integrazione o in ferie i nostri dipendenti». Renzo Vacondio è l’amministratore delegato del Gruppo MoMa Ceramiche spa, tre stabilimenti a Finale Emilia, Fiorano e Sassuolo, 350 dipendenti, 110 milioni di fatturato consolidato. «Con i prezzi dell’energia decuplicati – dice – è impossibile programmare le attività quando gas ed elettricità aumentano ogni giorno. Sono cresciuti anche i costi dei trasporti. Abbiamo cercato di tagliare le spese in ogni campo ma non possiamo certo fare di più. Quando riapriremo aumenteremo i prezzi del 30%. Perderemo qualche cliente ma ne cercheremo di nuovi». Vacondio, che in questo periodo di Covid galoppante non nasconde che la chiusura degli stabilimenti possa essere anche utile a diminuire i contagi, ricorda che l’Italia in questa fase non appare possedere una politica energetica mentre nessuno sembra far qualcosa per cercare di risolvere o tamponare il problema dell’aumento dei prezzi delle materie prime: forse non veniva ritenuto nel recente passato così catastrofico, tanto che nel 1995 nel nostro paese venivano estratti oltre 20 miliardi di metri cubi, mentre oggi siamo solo a 4. «Manca un pensiero strategico sull’energia e la transizione ecologica oggi è velleitaria e dannosa. In Italia viviamo di slogan e non sappiamo fare i nostri interessi – prosegue Vacondio – E guardi che non parlo solo dell’industria ceramica, sono a rischio tutti i settori che producono valore aggiunto. Noi imprenditori ceramici, che tra l’altro veniamo accusati di essere inquinanti, abbiamo invece investito tantissimo in questi anni in tecnologie ‘green’. In fabbrica non si butta niente ma se usiamo gas metano produciamo anidride carbonica». Lo fanno anche indiani e cinesi, ma la sensibilità ecologica sembra in questi paesi minore e consente alle imprese asiatiche di garantire prezzi più bassi rispetto ai nostri prodotti sul mercato mondiale. «Man mano che scadranno i contratti a prezzo fisso e a lungo termine – conclude Vacondio - per l’acquisto dell’energia in tanti si troveranno in difficoltà”. Acciaio, vetro, carta, cemento; sono tante le filiere ‘energivore’ alle quali manca il fiato, strozzate anche dal braccio di ferro tra Usa e Russia, che non si mostra solo in merito alla questione Ucraina: l’Europa appare irrilevante dal punto di vista geopolitico e chi ne fa le spese è la manifattura italiana, che proprio nel 2021 ha mostrato grandi capacità di ripresa e ha fatto il pieno di ordini. La bolletta energetica dell’industria ceramica italiana, che era di 250 milioni di euro l’anno scorso, oggi si approssima al miliardo.
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