La vittoria della scuola «Resisteremo all’assessore che non stima il lavoro» E hanno avuto ragione loro
Centinaia di firme sulle lettere di sdegno partite dagli istituti sassolesi contro le posizioni di Corrado Ruini sul pensiero critico dei giovani
l’analisi
Alla fine, quell’assessore all’istruzione tanto inviso a gran parte del mondo della scuola, proprio quel mondo con cui avrebbe dovuto rapportarsi, ha rassegnato le proprie dimissioni. E chissà cosa ne pensano le centinaia di insegnanti che appena un mese fa, con lettere aperte, si sono rivolti all’assessore. Sì, perché il mondo della scuola non aveva accettato quei “progetti di qualificazione scolastica di educazione all’analisi critica dell’attualità”, che erano stati letti dagli insegnanti come una svalutazione del proprio lavoro dietro la cattedra. E mentre per tutto dicembre nel panorama politico locale (e nazionale) si è acceso il dibattito sulle prese di posizione di Ruini, centinaia di docenti degli istituti superiori della città sono entrati in rivolta. Dal liceo A.F. Formiggini, al Baggi, fino al Volta. Era stato da quest’ultimo istituto che erano arrivati i primi segnali. «Mi chiedo come un uomo di tale spessore, nel ruolo che riveste, possa ritenere i docenti della scuola superiore incapaci di costruire un pensiero critico e divergente nei loro studenti. Le do una notizia sconvolgente: gli insegnanti lo fanno ogni giorno, senza chiedere aiuto a premi Nobel o filosofi di fama mondiale, perché lo ritengono un obbligo morale nei confronti delle giovani menti che sono state loro affidate», iniziava così la lettera sottoscritta dai professori del Volta. «Resisteremo – continuava - ad un assessore che non ripone nessuna stima nella qualità del nostro lavoro, come abbiamo resistito a Ministri della Pubblica istruzione, parlamentari, dirigenti, genitori che hanno fatto lo stesso prima di lei. Resisteremo perché la forza la troviamo nei nostri studenti, in tutti i momenti in cui li vediamo crescere, maturare, diventare responsabili, capaci di costruire e difendere la propria opinione su quanto li circonda».
La lettera, divulgata inizialmente da un’insegnante, era stata poi sottoscritta e condivisa da numerosi colleghi: «Uno dei compiti che mi assumo come educatore è anche quello di difendere i ragazzi da qualunque propaganda, che sia quella che veicolano i media o quella che vorrebbe veicolare lei, con i soldi dell’amministrazione comunale. Fuori dalle mie classi e lontano dai miei studenti».
Anche i professori del Baggi erano scesi in campo, condividendo le idee dei colleghi: «Il dubbio e il pensiero critico sono valori che tutti gli insegnanti tengono in alta considerazione, da non confondere però con l’accettazione di qualunque idea che non sia stata esaminata e verificata tramite una metodologia rigorosa».
Infine i docenti del liceo A.F. Formiggini non erano stati da meno: «Respingiamo con forza l'idea che nella scuola si metta sullo stesso piano ciò che è un dato scientifico con ciò che non lo è, e che si diffonda l'idea che sia legittimo confrontare i risultati della ricerca scientifica mondiale con i pareri di personalità di vario tipo, sicuramente autorevoli nel loro campo, ma non certo in questo ambito». Dal liceo già a giugno c’era stato qualche attrito con l’ex assessore all’istruzione che, dopo che la madre di un alunno aveva denunciato che nell’istituto un’insegnante aveva parlato a lezione del Ddl Zan, aveva fortemente stigmatizzato l’episodio. Quella volta, una cinquantina di professori, sempre con lettera aperta, si erano schierati a sostegno della docente.
S.P.
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