Rapina ed evasione: condannato “Clyde”
Quattro anni per Yuri Sabattini, il 45enne che assaltò un negozio di caffè mentre era ai domiciliari. Un’impronta lo inchioda
Serena Arbizzi
FINALE. Nella Bassa è noto con il soprannome di “Clyde” per i vari reati compiuti contro i commercianti, quasi sempre in coppia con la sua complice, detta “Bonnie”, dalla quale, da qualche tempo ha preso le distanze. E ora finisce nuovamente sotto i riflettori per la condanna ricevuta dopo la rapina commessa mentre si trovava ai domiciliari.
Il giudice Barbara Malvasi ha condannato a quattro anni Yuri Sabattini, detto “Clyde”. Il 30 luglio dello scorso anno Sabattini avrebbe dovuto rimanere ai domiciliari, ma è uscito di casa per commettere una rapina ai danni di un negozio, “Dimensione caffè”, di via Nazario Sauro a Finale.
Sabattini è entrato, ha puntato il cutter contro il negoziante e ha rubato 300 euro di incasso. In un primo momento, “Clyde” durante i controlli ha finto di lavorare in giardino ed è stato pertanto rintracciato a casa. Inizialmente, quindi, non c’erano sufficienti prove per inchiodarlo. In seguito a indagini approfondite, tuttavia, i Ris di Parma hanno trovato un’impronta digitale che lo inchioda. È arrivata, pertanto, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip. Sabattini, nel frattempo, ha confessato di aver commesso la rapina.
Yuri Sabattini, assistito dall’avvocato Alessandro Falzoni, è stato giudicato con rito abbreviato e condannato a quattro anni per la rapina aggravata al negozio di caffè e l’evasione dai domiciliari per commettere il reato. La difesa, una volta lette le motivazioni della sentenza, si riserva di ricorrere in appello.
“Clyde”, lo scorso luglio, era riuscito a raggiungere Finale e per nascondere il volto era entrato in azione indossando un cappellino.
In quel momento, uno dei titolari stava scaricando materiale dal proprio mezzo. Sabattini ha estratto un cutter e si è fatto consegnare i soldi custoditi in cassa per poi allontanarsi a piedi. Nel negozio erano arrivati subito i militari e la Scientifica che aveva collezionato diverse impronte, campionate e repertate.
Inutili, quindi, i tentativi del 45enne di crearsi un alibi, iniziando, ad esempio, a lavorare nel giardino della sua abitazione a Casumaro, nel Ferrarese, subito dopo il colpo, facendosi volutamente notare da più persone con l’intento di allontanare i sospetti.
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