Assunzioni: si parte con 7500 nuovi posti Ma l’interinale resta la formula più diffusa
Da dicembre il raddoppio dei contratti occupazionali Tempo indeterminato: solo il 22%. Traina l’industria
Giovanni Medici
Il Sistema Informativo Excelsior, promosso da Unioncamere in collaborazione con l’Agenzia nazionale per le Politiche attive del lavoro e le Camere di Commercio italiane, ha pubblicato il bollettino relativo al primo mese del 2022 che dà conto delle previsioni di assunzione per le imprese modenesi. E sono più rosee rispetto all’anno precedente e nettamente in ripresa se confrontate con il mese di dicembre 2021. Le previsioni per il mese in corso vedono infatti quasi un raddoppio delle assunzioni rispetto all’ultimo mese dell’anno passato, raggiungendo la quota di 7.510 ingressi previsti nel mondo del lavoro a Modena; un dato che fa registrare un incremento mensile pari al 90%. Il confronto tendenziale a un anno risulta invece più calmierato sia in Emilia-Romagna (con le previsioni di assunzione per gennaio 2022 che raggiungono le 45.700 unità, in crescita ‘solo’ del 52,8%), sia a livello nazionale, dove il dato si ferma a 458.000 previsioni di entrate (il 32,4% in più rispetto a gennaio 2021); nella nostra provincia il confronto annuale risulta allineato al dato nazionale (+37%).
Le previsioni per il trimestre gennaio-marzo 2022, spiega sempre Excelsior, mostrano pure segnali favorevoli alle nuove assunzioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con una performance di crescita pari al 35,4% raggiungendo le 17.940 assunzioni, mentre il confronto con il trimestre precedente risulta invece negativo (-3,6%). La tipologia occupazionale varia in modo consistente rispetto al mese di dicembre: infatti diminuiscono fortemente i contratti a tempo determinato, i quali si fermano ad un terzo del totale; più contenuto il calo dei contratti a tempo indeterminato, che arrivano a rappresentare il 22% del totale, superati dagli interinali che registrano invece per il mese di gennaio un vero e proprio boom andando ad occupare un quarto delle forme contrattuali. Rappresentati con percentuali più contenute rimangono gli altri tipi di contratto, come gli apprendisti (4%), in calo, i co.co.co (3%), in leggero aumento e gli altri contratti non dipendenti, l’8% del totale. Gli ingressi per settori economici vedono al primo posto sempre l’industria, che con 2.790 unità rappresenta oltre un terzo del totale (37,1%); in leggero calo i servizi alle imprese e le costruzioni, i quali rappresentano rispettivamente il 22% ed il 7,5% del totale. Mostra un significativo annuncio di ripresa il settore del commercio, il quale da alcuni mesi presenta segnali contrastanti, mentre a gennaio raggiunge una consistenza pari al 12,9% del totale.
I settori servizi alle persone e servizi di alloggio e ristorazione rimangono pressoché invariati infine rappresentando rispettivamente il 11,3% ed il 9,2% delle entrate totali. La distribuzione dei gruppi professionali ha subito un significativo cambiamento: le professioni tecniche crescono di un punto (16%), quelle non qualificate arrivano al 14% del totale mentre continuano poi a diminuire le richieste delle ‘professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi’ (16%), come anche la domanda di professioni intellettuali (6%). Il titolo di studio più ricercato rimane il diploma (35%), ma nel 27% si cercano lavoratori senza alcun titolo e solo nel 22% dei casi con qualifica professionale. In calo la ricerca di laureati o di possessori del titolo post-diploma biennale conseguito presso gli Its (14%). Nel 25,4% dei casi sono preferiti i giovani fino a 29 anni e persiste una difficoltà di reperimento pari al 43,6%.
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