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la cittadinanza onoraria conferita in comune 

Forghieri ora è più modenese «Orgoglioso di questa città»

Giovanni Medici
Forghieri ora è più modenese «Orgoglioso di questa città»

Le chiavi di Modena consegnate all’ingegnere magretese braccio destro di Ferrari Figlio di un operaio, è diventato l’artefice di sette titoli Costruttori di Formula Uno

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Giovanni Medici

«I modenesi amano la loro città come pochi altri italiani. E io mi sento profondamente modenese, sono commosso per questa vostra decisione».

Mauro Forghieri, nel giorno del suo ottantasettesimo compleanno, ha ricevuto ieri in Consiglio comunale la cittadinanza onoraria, delibera votata all’unanimità. Forghieri, nato in città nel 1935 ma oggi residente a Magreta, era accompagnato dalla moglie Elisabetta: ha ascoltato dalla prima fila le parole del presidente del consiglio Fabio Poggi e del sindaco Gian Carlo Muzzarelli, e guardato un breve video sulla sua carriera. Straordinaria la sua attività, iniziata quando, ventiseienne neolaureato in Ingegneria meccanica, accettò la sfida di andare a dirigere il Reparto corse del Cavallino, al posto del “reprobo” Carlo Chiti. Era il novembre 1961.

Figlio di un operaio motorista della Ferrari, Reclus, Forghieri ha ricevuto ieri la cittadinanza onoraria di Modena, di cui fu insignito 21 anni fa anche Michael Schumacher. Progettista, direttore tecnico e “deus ex machina” della Ferrari dal 1962 al 1971 e dal 1973 al 1984 con Forghieri alla guida, per oltre un ventennio, la Scuderia del Cavallino ha conquistato in Formula Uno sette titoli Costruttori (più 4 titoli Piloti e 54 Gran premi in tutto), ma ha vinto anche in molte altre competizioni in tutto il mondo, con imprese memorabili che hanno fatto la storia dell’automobilismo sportivo, come la tripletta di “rosse” alla 24 Ore di Daytona nel 1967, arrivate in parata.

“Inventa” gli alettoni e le appendici aerodinamiche da applicare alle monoposto, il cambio trasversale, introduce il motore turbo a Maranello ma trent’anni fa si cimenta anche con l’auto elettrica. Passa alla Lamborghini a fine anni Ottanta e propone alla Chrysler un van a batterie, ma gli dicono che è troppo in anticipo con i tempi. Poi lavora per Bugatti ed Oral Engineering. Il suo rapporto con Enzo Ferrari è stato raccontato molte volte: tanta stima reciproca ma anche la capacità di “Furia” di raccogliere la sfida dialettica con il Commendatore. «Il migliore degli ingegneri, un grande uomo, la rappresentazione della modenesità, un figlio eccellente di questa città»: ieri Mauro Forghieri in Consiglio comunale è stato definito in tanti modi: commosso, ricevendo l’onorificenza ha rammentato quante volte gli hanno chiesto di trasferirsi altrove per ricoprire incarichi prestigiosi. «Mi sono sempre rifiutato di lasciare Modena e quando parlo della città con orgoglio tutti mi chiedono di spiegare cosa sia mai questa Modena. La Ferrari mi ha dato tante opportunità». Etica del lavoro, dedizione, spinta all’innovazione, passione impastata all’umanità. Questo è stato ed è Mauro Forghieri. Ha provato ad esemplificare con un aneddoto finale il giornalista Leo Turrini. «Quando Lauda nel 1976 si ritirò in Giappone sotto la tempesta d’acqua dopo pochi giri Mauro gli disse che era disposto ad andare davanti alla stampa a riferire che si era rotta la macchina. Niki lo ringraziò per il suo gesto; Forghieri aveva capito il dramma del campione austriaco ma Lauda, da persona di valore qual era gli disse che poteva spiegare che si era fermato per paura». James Hunt invece non si fermò e vinse il mondiale. Ci hanno fatto anche un film qualche anno fa.

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