Gazzetta di Modena

Modena

il finanziamento 

Alzheimer e nuove cure Un milione a Unimore per potenziare la ricerca

2 MINUTI DI LETTURA





Come può il cervello umano, anche quando è affetto da malattie neurodegenerative come quella di Alzheimer, essere in grado di dar forma a convinzioni false e a volte deliranti, comunque molto complesse e ben strutturate da un punto di vista cognitivo? È su questi sintomi che verte il progetto di ricerca dal titolo “Anosognosia and delusions in the diseased brain”, vincitore di un sostanzioso finanziamento di oltre 1 milione e 200mila euro da parte dell’European Research Council, sezione Starting Grant: un risultato di particolare prestigio, considerando che nel nostro Paese solo 28 progetti di ricerca sono stati giudicati meritevoli di finanziamento.

L’ideatrice, nonché vincitrice del finanziamento, è Giovanna Zamboni, professore associato di Neurologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Modena e Reggio Emilia e neurologa presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. Una componente fondamentale della coscienza umana è la capacità di riflettere ed essere consapevoli di noi stessi e di ciò che ci circonda. In alcune malattie neurologiche come la malattia di Alzheimer questa consapevolezza progressivamente svanisce, con conseguenze drammatiche per la persona affetta e chi le è vicino. Molte persone colpite da malattia di Alzheimer sono convinte di non avere alcun disturbo cognitivo, e di conseguenza rifiutano ogni aiuto e ogni cura.

Questa mancata consapevolezza, con la convinzione di non avere disturbi neurologici, è essa stessa un sintomo neurologico: in termini medici viene indicato come anosognosia. In altri casi viene a mancare il senso stesso della realtà, e la persona sviluppa vere e proprie convinzioni deliranti, come per esempio i deliri di gelosia o i deliri di furto o persecuzione. «Studio l’anosognosia da molto tempo - spiega la professorezza Zamboni - dal mio punto di vista di ricercatrice e neurologa credo che uno dei principali limiti nella comprensione di questo sintomo è che sia stato interpretato come la perdita di una funzione precedentemente normale secondaria alla malattia, trascurando la complessità di un sistema come il cervello e il ruolo dell’interazione del danno indotto dalla malattia con le caratteristiche individuali preesistenti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google