modena
cronaca

Nonantola, chi è Mauro Reggiani: modenese vero padre dell’astrattismo geometrico

Nato nel 1897, è tra i più noti artisti italiani del Novecento Disse: «La distesa dei prati è negli spazi dei miei quadri»


16 gennaio 2022 M.F.


NONANTOLA. A Mauro Reggiani il Comune di Nonantola ha dedicato, da ottobre a dicembre scorso, una mostra nel Museo, a cura di Elena Pontiggia, per ricordare l’artista a poco più di 40 anni dalla morte. Un omaggio necessario in quanto il maestro è nato a Nonantola nel 1897 è tra i più noti artisti italiani del Novecento, perché ritenuto il padre dell’astrattismo geometrico. Il suo nome figura in tutti i libri che parlano di arte contemporanea. La vera svolta della sua pittura avviene a Milano, dove nel 1923 va per la prima volta per poi stabilirsi definitivamente, l’anno dopo, con la moglie Ines e la figlia Virgilia, nella casa di Giuseppe Graziosi, docente di scultura all’Accademia di Brera, che si trasferisce all’Accademia di Napoli.



La sua formazione avviene, dal 1911, presso il Regio Istituto di Belle Arti di Modena e nel 1917 è chiamato alle armi e, l’anno dopo, entra nella Scuola Allievi Piloti Aviatori di Caserta. Tornato alla vita civile, dal 1920 al 1922, si iscrive al terzo anno del corso di figura all’Istituto di Belle Arti di Firenze. E’ il trasferimento a Milano, dove Graziosi gli fa conoscere l’ambiente artistico, a determinare il rivoluzionario cambiamento della sua ricerca, tanto da partecipare ben 14 volte alla Biennale di Venezia.

Fino al 1932 la sua arte si svolge nella rappresentazione della realtà: paesaggi, nature morte e figure. Nel 1926 compie il primo viaggio a Parigi, dove conosce la pittura di Cézanne che influenzerà la natura morta che presenta alla Biennale di Venezia. Reggiani resta legato ai luoghi modenesi. Il trasferimento a Milano non lo induce a rappresentare la città industriale. Colline, case coloniche, covoni, villaggi di terre modenesi sono i motivi della sua pittura. Nel 1930 compie il secondo viaggio a Parigi e conosce le opere di Kandinskij e dell’astrattismo europeo che lo indirizzano verso il linguaggio astratto. Lavora nell’ambito dell’astrazione geometrica e man mano si sente lontano dalla figurazione novecentista, da quella del “ritorno all’ordine”, promosso dall’intellettuale e critica Margherita Sarfatti.

Alla galleria del Milione a Milano, l’8 novembre 1934, con le opere di Reggiani, Bogliardi e Ghiringhelli, viene presentata la prima mostra dell’astrattismo italiano. L’arte astratta non è rappresentativa, non ha un contenuto narrativo. Lo scopo è una ricerca di equilibri, di forme di armonia. Ma l’artista nonantolano spiega anche il senso delle sue opere, sostenendo che “la distesa dei prati, i verdi, i rossi intensi, intrisi di giallo, certe infinite stesure si sono trasferiti, come geometria, nei miei quadri. I prati da noi, sono quadrati, rettangoli, con le cornici brillanti dei corsi d’acqua”.

Nel 1935 aderisce al gruppo francese “Abstraction-Création”. Nel 1951 entra a far parte del M.A.C., “Movimento Arte Concreta”, di cui nel 1954 diventa presidente. Continua anche nei decenni successivi la sua indagine astratta, partecipando a varie mostre nazionali e internazionali, e soprattutto alla Biennale di Venenzia, dove gli viene riservata una sala personale nel 1952, 1956 e 1962.

E i suoi lavori saranno alla Biennale anche dopo la morte, nel 1986 nella sezione “Avanguardie storiche” della mostra “Arte e scienza”, curata da Maurizio Calvesi, dove si sostiene che l’arte è una forma di conoscenza e può dialogare con la scienza. Reggiani ha sempre amato il suo lavoro, anche quando si troverà a vivere, come sfollati, con la famiglia a Pavullo, dal 1943 al 1945, dopo la triste esperienza sul fronte russo, da dove torma ammalato. E nel 1943 anche la distruzione, dai bombardamenti, del suo studio a Milano, dove erano custodite circa 200 opere. L’artista ha saputo confrontarsi con l’affresco in una chiesa di Legnano, i mosaici, le vetrate, gli arazzi, le ceramiche le sculture. Un artista di grande talento. Muore a Milano nel 1980.

M.F.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

LA FIGLIA VIRGILIA E IL LEGAME CON LA SUA CITTA'

 

Un “ritratto” di Mauro Reggiani lo offriva la figlia Virgilia in una intervista alla Gazzetta, nel 1987. «Era soprattutto modesto, non un arrampicatore artistico, accettava i premi, ma non li esibiva, non li sfruttava. Era accademico d’Italia e commendatore, ma nessuno la sapeva… Eravamo sempre presenti alle sue manifestazioni e ci coinvolgeva pure nei suoi nuovi approdi, perché aveva lo studio in casa. Ma era il tipo che non ingrandiva i suoi successi.

Aveva incontrato Carlo Carrà che vedeva il lui uno dei più dotati pittori della generazione del dopoguerra. Forti i legami con Achille Funi, di cui è stato assistente all’Accademia di Brera. Era molto affezionato a Modena, non solo per aver seguito i corsi all’Accademia di Belle Arti, ma anche per aver avuto riconoscimenti, come l’antologica nel 1967 alla Sala di Cultura. Il mio ricordo è quello di un uomo molto buono, onesto, anche se severo e geloso». 


 

Gruppo SAE (SAPERE AUDE EDITORI) S.p.A, Viale Vittorio Alfieri n.9 - 57124 Livorno - P.I. 0195463049


I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.