«Caso White List: il Parlamento è dalla mia parte»
Il politico modenese a processo ottiene dalla relazione Pillon un appoggio dalla Giunta delle Immunità parlamentari «Agii nel pieno delle funzioni»
«La Giunta delle immunità parlamentari del Senato ha approvato ieri la relazione del senatore Pillon volta a al riconoscimento che la mia attività parlamentare riguardante le interdittive antimafia è sempre ricaduta nell’ambito dell’articolo 68 della Costituzione secondo il quale "i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e nei voti dati nell' esercizio delle loro funzioni”». Così scrive l’ex ministro Giovanardi in merito alla scabrosa vicenda dell’inchiesta “White List” che dalle aule del tribunale, dove Giovanardi è imputato per un video, è finita in Parlamento, dove si profila ormai certa l’immunità parlamentare.
Prosegue Giovanardi in merito alla questione delle accuse che lo riguardano: «L' organo parlamentare, la cui decisione deve adesso essere ratificata dall'Aula, ha così riconosciuto che il lavoro da me svolto sulla materia con interrogazioni ed interpellanze, interventi in Aula, in Commissione Giustizia ed in Commissione Antimafia rientra nell’ambito della legittima, ed io aggiungo doverosa, attività di un rappresentante del popolo che criticava decisioni sbagliate della Prefettura di Modena che hanno portato alla perdita di centinaia di posti di lavoro ed al fallimento di aziende del territorio, di cui è stato dimostrata successivamente la totale estraneità a collusioni mafiose».
Aggiunge il politico modenese di centro-destra: «Ribadisco quello che ho più volte sostenuto in Senato e sul territorio e cioè che i cittadini e gli imprenditori devono temere e combattere mafie, camorra e ndrangheta e non aver paura dello Stato che combatte questi fenomeni criminali».
«In questo senso noto con soddisfazione che il Parlamento il 3 gennaio 2022 ha convertito in legge il decreto governativo che, accogliendo una delle mie vecchie proposte, impone ai Prefetti di convocare preventivamente i titolari delle imprese sospette di infiltrazioni mafiose, chiedergli di rimuovere queste situazioni e soltanto in caso di inerzia colpirle con l’interdittiva antimafia».
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