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Agente chiede la promozione dopo salvataggio: il Tar dice no

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Un semplice “encomio solenne” non basta: gli sembrava insufficiente e voleva invece una “promozione per merito straordinario”, come lo stesso questore aveva suggerito.

Sono queste le ragioni per cui un assistente capo della polizia, in servizio in provincia di Modena, si è rivolto al Tar di Bologna vedendo tuttavia deluse le sue aspettative. Tutto è iniziato cinque anni fa, a giugno del 2017, quando il poliziotto sventò il tentativo di suicidio di un’anziana, seguita da un centro di salute mentale, che aveva deciso di togliersi la vita buttandosi nel fiume Secchia dal ponte di Veggia. L’assistente capo, che in quel momento si trovava nel Commissariato di Sassuolo, si era precipitato sul posto riuscendo ad arrivare in tempo guidando con destrezza nel traffico dell’ora di punta.

Nell’afferrare la donna per allontanarla dal parapetto del ponte, che questa aveva già mezzo scavalcato, il poliziotto aveva inoltre urtato violentemente contro il guardrail della strada, procurandosi la frattura (come poi gli è stato diagnosticato) di cinque costole. Infine, con l’aiuto di un altro agente era riuscito a portare al sicuro la donna, nonostante l’anziana continuasse a divincolarsi dai suoi salvatori. In seguito all’episodio, il questore di Modena aveva quindi proposto per l’assistente capo il conferimento della “promozione per merito straordinario” motivandola con “il considerevole apprezzamento che il salvataggio dell’anziana signora da parte di un appartenente alla polizia di Stato aveva riscosso nella cittadinanza” e “in ragione del grave pericolo corso dall’ispettore capo”.

Di diverso avviso però il Consiglio per le ricompense per meriti straordinari del ministero dell’Interno, che ha respinto (a maggioranza) la proposta del questore, giudicando invece che “l’attività di soccorso pubblico, che rientra tra i compiti istituzionali della polizia di Stato, seppure encomiabile, non si connota per profili di straordinarietà o eccezionalità, ne è maturato in condizioni di grave pericolo di vita, requisiti richiesti per la concessione del massimo riconoscimento premiale”.

L’assistente capo ha quindi impugnato sia l’atto del Consiglio (datato 2 dicembre 2020) con cui gli è comunque stato attribuito l’encomio, sia il provvedimento del capo della polizia - del 22 gennaio 2021- che ha espresso diniego alla proposta di promozione avanzata dal questore.

Ma il ricorso del poliziotto è stato alla fine respinto. Nella sentenza emessa il 25 novembre dell’anno scorso (e pubblicata in questi giorni) i giudici del Tar spiegano infatti che la polizia “nel conferire i riconoscimenti ai propri dipendenti ha ampi poteri discrezionali che possono essere sindacati dal giudice amministrativo solo nei casi in cui l’operato della stessa sia viziato da evidente illogicità, contraddittorietà o per palese travisamento dei fatti”. E nel caso specifico nulla di tutto ciò è avvenuto.

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