Cisl: «Più lavoro e meno cassa ma donne ancora penalizzate»
Modena è, dopo Bologna, la seconda provincia in Emilia-Romagna per numero di posti di lavoro creati nel 2021. Secondo i dati dell’Agenzia regionale per il lavoro, tra gennaio e settembre dell’anno scorso a Modena la crescita del lavoro dipendente è stata di 5.216 unità (741 nel solo mese di settembre).
«Questi dati ci dicono che in Emilia-Romagna è in atto una moderata crescita del lavoro e che la nostra provincia si conferma una delle locomotive regionali – commenta la segretaria generale della Cisl Emilia Centrale Rosamaria Papaleo – È sicuramente una buona notizia. Tuttavia proprio la tipologia delle nuove assunzioni non può essere considerata soddisfacente. I dati regionali, e Modena non fa eccezione – continua Papaleo – evidenziano che nel periodo gennaio-settembre 2021 il lavoro a tempo determinato, interinale e in apprendistato è cresciuto molto più di quello a tempo indeterminato. Inoltre meno del 40% delle posizioni dipendenti create è ricoperto da donne. Questo avviene perché il lavoro femminile è diffuso soprattutto in settori, come commercio, alberghi e ristoranti, che soffrono più di altri il prolungarsi della pandemia».
Positivo l’andamento del ricorso agli ammortizzatori sociali. A livello regionale il volume delle ore autorizzate nei primi nove mesi del 2021 (192,8 milioni) è inferiore al dato 2020 (323,7 milioni di ore). Modena è – ancora dopo Bologna – la provincia dell’Emilia-Romagna con il maggior numero di ore autorizzate di cassa integrazione guadagni (ordinaria, in deroga, straordinaria) e fondi di solidarietà: sono state 49.372 nel periodo gennaio-settembre 2020 e 22.217 nei primi nove mesi dell’anno scorso.
«La quasi totalità delle ore autorizzate fa riferimento alla “causale Covid-19” – spiega la segretaria Cisl – Le più interessate (58,4%) sono le imprese del terziario, mentre l’industria in senso stretto è al 38,9%. Tuttavia proprio nell’industria potrebbe registrarsi presto una crescita del ricorso agli ammortizzatori sociali causata dalla forte impennata dei costi energetici e delle materie prime».
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