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La protesta dell’edicola: «Non possiamo fare gli sceriffi del green pass»

D.M.
La protesta dell’edicola: «Non possiamo fare gli sceriffi del green pass»

I fratelli Corbelli hanno messo un cartello fuori dal negozio: “Niente controlli dal 1° febbraio per una questione di privacy Il pass si esibisce liberamente”

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Serramazzoni. «Assurda la richiesta del green pass per andare a prendere il giornale».

Dopo quella dei tabaccai, monta la protesta anche in un’altra categoria sensibile in vista del 1° febbraio, quando da decreto occorrerà appunto il green pass base anche per andare in edicola. Da Serramazzoni i fratelli Corbelli, gestori della storica edicola di piazza della Repubblica (in realtà Mainstore che vende anche giocattoli, cartoleria, libreria, profumi, telefonia e computer) sollevano tutta la loro perplessità sul sistema che verrà introdotto. E il loro pensiero sarà senz’altro condiviso da molti altri colleghi.

«A parte che è fisicamente impossibile servire i clienti e chiedere il green pass quando c’è il viavai, sinceramente non ci sembra neanche una cosa giusta – incalzano Massimo, Roberto e Stefano – a partire da una questione di privacy: ma che titolo abbiamo noi per andare a chiedere un’informazione sanitaria personale alla gente? Non siamo mica carabinieri…». Oltre alle questioni pratiche, ci sono poi quelle di principio: «Che senso ha – sottolineano – lasciare la gente libera di accalcarsi in un supermercato senza green pass e poi renderglielo obbligatorio per andare in edicola? Dove peraltro, nel nostro caso come in tanti altri, non si acquistano solo i giornali ma si fruisce anche di altri servizi basilari di telefonia e internet. Non per nulla durante il primo lockdown eravamo ritenuti servizio indispensabile che doveva rimanere aperto. C’è una motivazione di salute o altro dietro a queste scelte? Non è l’ennesimo tentativo di far morire la piccola impresa a vantaggio della grande distribuzione e dell’online?».

A riflessione portano la realtà quotidiana: «Ieri – racconta Massimo – è passata una signora di 90 anni che viene tutti i giorni: il suo giro in paese è per pane e giornale. Ci ha detto: “Ragazzi, io allora tra un po’ vi devo salutare. Coi miei problemi di salute correrei dei rischi troppo grossi a vaccinarmi, ma non mi fanno l’esenzione. E non posso mica spendere la pensione in tamponi per prendere il giornale... Per la banca mia figlia ha attivato il bancomat, così la pensione andrà lei a ritirarmela. Ma per il giornale non so proprio come fare…”. E così tante altre persone che non sono in regola con la vaccinazione loro malgrado, ma non riescono ad avere l’esenzione. Tagliarle fuori in questo modo non è corretto. Ancor di più considerando che il diritto all’informazione è tra le libertà fondamentali». «Che le persone, soprattutto le più fragili, vengano messe in difficoltà in questo modo è profondamente ingiusto – ribadisce Roberto – sarà senz’altro un danno anche per la vendita dei giornali, che già attraversano un’epoca non facile».

Mentre parlano i Corbelli sono dietro alla barriera in plexiglass che hanno fatto istallare per tutto l’arco del bancone, e ovviamente tutti con mascherina: «Noi continueremo a portare avanti il nostro lavoro in totale sicurezza, ma di fare gli sceriffi del green pass non ci va proprio» notano. Ieri davanti all’ingresso hanno messo questo cartello emblematico: “In questo esercizio si forniscono beni e servizi a cui tutti hanno il diritto di accedere. Noi non possiamo effettuare nessun controllo anche e soprattutto perché si contravviene alle leggi sulla privacy. Se qualcuno ha piacere di mostrare il green pass, lo può liberamente fare”. «Questo – commentano – ci sembra l’approccio giusto».



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