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Modena, caso del “sangue no vax” al bimbo, il giudice: «No alla donazione “dedicata”»

Le motivazioni del Tribunale di Modena: «Prima la vita, poi i dubbi». Le obiezioni dei genitori non sono sostenute da posizioni del Vaticano


16 febbraio 2022 Carlo Gregori


MODENA. Tra la libertà di coscienza religiosa dei genitori e la salute del figlio minore prevale la seconda, in base ai pilastri dei diritti più elementari. L’obiezione di coscienza su base religiosa per trasfusione con cosiddette “sostanze ricavate” (come cellule di feti abortiti), poi, in campo medico è stata bypassata da un recente accordo tra Vaticano e medici cattolici. Infine, opporsi alla trasfusione per timore che il sangue provenga da un donatore vaccinato portando così ulteriori complicanze cardiovascolari al figlio da sottoporre a trasfusione non ha alcuna valenza scientifica, anche in base a quanto affermato dalle massime autorità in campo medico: la vaccinazione del donatore non costituisce rischio.

Sono queste, in sintesi, le ragioni addotte dal giudice tutelare di Modena Alberto Rovatti per accogliere il ricorso presentato dall’ospedale Sant’Orsola di Bologna contro il rifiuto dei genitori di Sassuolo per sottoporre il figlio di 2 anni al piano di intervento e trasfusione. Un caso che nei giorni scorsi ha fatto molto discutere in Italia anche per la sua novità in campo giuridico.

L’atto del giudice, che ha avuto efficacia immediata dando così il via libera alla trasfusione che i genitori non volevano permettere, nasceva dalla richiesta della coppia no vax che proponeva una via diversa da quella spiegata dai medici in vista del consenso informato per il figlio. Scrive infatti il giudice: «Le cure proposte comprendevano eventuali trasfusioni di sangue ed emoderivati dì provenienza a scelta dell'ospedale, cosicché il consenso condizionato a diverso “modus operandi” equivale a rifiuto». E questo rifiuto di fatto rendeva impossibile ogni intervento medico per salvare la vita del bambino con gravi problemi cardiaci e circolatori.

I genitori lo avevano giustificato con la mancanza di certezza sulla provenienza del sangue di eventuali trasfusioni da donatori non vaccinati. Lo sostenevano in primo luogo con motivi di ordine religioso sostenendo che la Chiesa cattolica consentirebbe l’obiezione di coscienza rispetto a “sostanze ricavate”, come alcune che comporrebbero i vaccini usati in Italia, da cellule di feti abortiti volontariamente. Il giudice però ribatte ricordando che “il documento invocato, del 21 dicembre 2021 della Congregazione Dottrina e Fede, non parla di obiezione di coscienza. Era sì menzionata nel documento 5 giugno 2005 della “Pontificia Academia pro vita” riferito a specifici vaccini di allora, ma indicazione probabilmente superata, quando da vaccinare bambini, da nota congiunta con Cei e Associazione medici cattolici del luglio 2017”.

In ogni caso, spiega il giudice, sulle scelte di coscienza su criteri religiosi adottate dai genitori prevale sempre la tutela del figlio: «Si ritiene che nel contrasto tra la salute o la vita del figlio e la libertà di coscienza o di religione dei genitori debbano sempre prevalere, nel bilanciamento, le prime, conformemente al diritto di vita e sopravvivenza riconosciuto al minore dall'articolo 6 della Convenzione di New York».

Infine, l’aspetto scientifico: ai genitori che sostenevano di temere reazioni all’inoculazione di sangue da donatore vaccinato, il giudice risponde che “la comunità scientifica in maggioranza reputa non verosimile che una trasfusione trasmetta una quantità significativa dell’mnRa vaccinale o della proteina Spike, l’uno distrutto dall’organismo dopo pochi giorni, l'altra dopo la vaccinazione non entrante nel circolo sanguigno se non accidentalmente e le concentrazioni tali secondo statistica da non essere dannose».

In base alle norme, poi, la donazione di sangue deve restare “periodica e anonima” e non può essere “dedicata” o “sostituiva”, come nel caso della richiesta di fare trasfusioni solo di sangue non vaccinato.

La conclusione del giudice è chiara: «Dal punto di vista logico, comunque, non si vede perché, a oggi attendibile la nessuna differenza tra il sangue del vaccinati e quello dei non vaccinati, sarebbe nell’interesse del minore introdurre il rischio, grande o piccolo che sia, derivante da trasfusione al di fuori di protocolli e scelta dell'ospedale, in contrasto alla direzione dell'ordinamento e con il solo fine di evitare un pericolo che appare non esistente». La potestà dei genitori è stata sospesa e i medici hanno avuto via libera.

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