Reggio Emilia, con l'aiuto di un professionista con studio a Modena facevano fallire azienda "decotte": 5 misure cautelari
REGGIO EMILIA Aziende 'decotte' portate al fallimento con una serie di operazioni che non lasciavano scampo alla loro sopravvivenza: blocco degli acquisti di fornitura - e utilizzo del solo magazzino- e delle bollette , a cui seguiva il blocco della produzione e la distruzione delle scritture contabili.
Cinque le misure cautelari - due arresti in carcere, uno dei domiciliari e due obblighi di presentazione all'autorità giudiziaria - per il reato di bancarotta fraudolenta e frode fiscale in riferimento al fallimento di 4 società reggiane, con distrazione di merci e patrimonio per 1,6 mln di euro, eseguite dalla Guardia di Finanza di Reggio Emilia, in collaborazione con la Polizia di Stato.
Dodici le persone indagate nell'inchiesta denominata "Melisseo", che ha visto in azione oltre 50 operatori delle forze dell'ordine per dare esecuzione ai provvedimenti. Le aziende, attive nella costruzione di macchine agricole e del commercio di materiali per l'edilizia, si trovano tutte nella bassa reggiana: nei guai gli amministratori di fatto e di diritto delle 4 aziende e un professionsita con studio a Modena che si era adoperato per acquisire la gestione delle società. Una di queste, in particolare, aveva raggiunto significativi livelli di fatturato ed occupazionali arrivando ad avere anche 30 dipendenti.
Le attività di indagine, sono state avviate nel 2018 e sono state supportate, oltre che da accertamenti tecnici, da complesse analisi documentali e assunzione di informazioni da parte di persone informate sui fatti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
