Carpi. La crisi russa spaventa il settore moda «A rischio oltre un terzo del fatturato»
Gli imprenditori carpigiani alla “Collection Première” di Mosca: «Merci ferme in dogana, tanti stand sono ancora vuoti»
CARPI. La crisi ucraino-russa sta mettendo in difficoltà anche il Collection Première Moscow, l’importante fiera internazionale del fashion in programma nella capitale russa in questi giorni. Sono comunque molti gli imprenditori carpigiani del distretto del tessile che hanno deciso di partecipare, trovandosi però spiazzati dall’evoluzione della situazione di crisi che sta tenendo con il fiato sospeso tutto il mondo.
«La fiera a Mosca è iniziata lunedì, e il primo giorno è stato piuttosto disastroso per le poche persone presenti - racconta l’imprenditrice carpigiana Tamara Gualandi, titolare del brand “Donne da sogno” - la possibilità dello scoppio di un conflitto non incentivano di certo i viaggi d’affari. Il secondo giorno sembra essere andato un poco meglio, vedremo cosa accade nei prossimi giorni. Le conseguenze si stanno però già facendo sentire in modo pesante - continua Gualandi - abbiamo rischiato di non far arrivare per tempo il campionario in fiera. Tutto quanto abbiamo spedito è infatti tuttora fermo in dogana e non accenna a muoversi da lì. L’unica possibilità che abbiamo avuto per poter avere i nostri capi nello stand è stata grazie al nostro agente lituano che attraverso la procedura dei “carnet Ata” (documenti doganali internazionali che permettono di esportare prodotti temporaneamente in alcuni Paesi extra Ue tra cui la Russia), è riuscito, dopo ore di attesa, a portare parte del campionario che avevamo spedito anche a lui a Mosca. Sappiamo però di imprenditori che purtroppo hanno gli stand vuoti e di altri che stanno cercando di portare merce nelle proprie valige in aereo, ma tutto è veramente complesso e complicato».
Gualandi non nasconde che l’aria che si respira tra i clienti russi è comunque di grandissima preoccupazione: lo conferma anche l’andamento della borsa di Mosca, che ieri ha chiuso a -13%. «Per la mia azienda il mercato russo rappresenta un terzo del nostro attuale fatturato - continua Gualandi - e ciò che ci spaventa di più è che in dogana è ferma anche tutta la merce in consegna ai clienti della primavera-estate. Se la situazione non si sblocca, oltre che per il discorso umanitario, prioritario su tutto, potrebbe essere davvero un altro duro colpo al nostro sistema produttivo, peraltro in arrivo dopo due anni di Covid e l’aggravante del caro energia che ci sta mettendo in ginocchio insieme alla crisi globale delle materie prime che ci obbliga ormai ad una marginalità di guadagno sulla merce che produciamo sempre più assottigliata».
Preoccupato per l’imminente futuro è anche Luca Pagliani, titolare del brand “La fabbrica del lino”: «Dopo due anni di assenza abbiamo deciso di partecipare al Cpm di Mosca, scegliendola come unica fiera internazionale dove ci siamo sentiti di investire quest’anno per la sua importanza - racconta l’imprenditore - ma il nostro agente presente nello stand ci conferma il trend piuttosto negativo, tanto che durante il primo giorno di fiera si è riusciti a stipulare sì e no un solo contratto: una situazione che ha dell’incredibile. Il secondo giorno è andato un poco meglio, ma la merce in consegna delle collezioni primavera-estate ferma in dogana e i costi di produzione ormai alle stelle per le ragioni che sappiamo ci stanno mettendo di nuovo in ginocchio. Chi opera nel nostro settore non ha certo la possibilità di aumentare i prezzi in fase di consegna: noi lavoriamo sul programmato e i contratti di vendita con i nostri clienti vengono stipulati minimo 6 mesi prima».
Gli imprenditori del distretto carpigiano devono sempre tenere in considerazione la concorrenza spietata di altri Paesi che producono capi in maglieria a prezzi inferiori, obbligandoli al mantenimento di prezzi concorrenziali che però sono sempre meno sostenibili. «Ma anche il mercato in Italia non va certo meglio - sottolinea l’imprenditore Irio Amadei, titolare del brand “Eleonora Amadei” - i negozi dell’abbigliamento donna nel nostro Paese registrano nella stagione appena passata un calo di venduto del 30%. Quello che mi pare di osservare è una sorta di disaffezione all’abbigliamento da parte delle donne. Il Covid da questo punto ha dato il colpo di grazia ad un trend che era già in atto. Sicuramente il fatto di essere stati molto in casa ci ha impigriti, ci ha fatto adottare un altro stile di vita e anche adesso che si potrebbe cominciare a vivere con più libertà, ancora c’è paura».
In attesa di tempi migliori, aspettando anche una sorta di stabilizzazione sia del caro energia che del reperimento delle materie prime gli imprenditori non si scoraggiano: «Continuiamo ad essere positivi in attesa di tempi migliori», affermano, certo è che in questo momento di incertezza è bloccato anche ogni tipo di investimento e nelle imprese si cerca a tutti i costi di ridurre i costi, utilizzando anche gli ammortizzatori sociali laddove è necessario. Quello che ci piacerebbe - conclude Pagliani - è che i bandi statali e regionali in aiuto alle imprese provenienti dai fondi del Pnrr fossero di più facile accesso anche per le piccole imprese che non si possono permettere di avere al proprio interno persone specializzate in materia».
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