Modena. La mamma denuncia il figlio ladro a scuola
«Usava droga, non sapevo più cosa fare, ora ha cambiato vita». Il giudice le crede e lo assolve dal furto della borsa a una prof
MODENA. «Signor giudice – dice la mamma al dottor Danilo De Padua – non sapevo più che fare, ho deciso di giocarmi tutto con quella denuncia. Non creda che denunciare un figlio sia facile, ma ero molto più preoccupata per la sua salute». Inizia così la ricostruzione di un’anomala indagine per furto, approdata ieri in tribunale e che ha visto rapidamente sfilare sul banco dei testimoni la vittima (un’insegnante delle scuole Ferraris), la madre dell’imputato e un poliziotto in forza alle Volanti che in quella drammatica giornata di maggio 2018 effettuò alcuni accertamenti.
È stata l’insegnante a raccontare che si era trovata senza più la borsa. «L’avevo appoggiata vicino alla porta della palestra quando non l’ho più ritrovata. E così mi sono recata in questura per fare denuncia».
Chi l’avesse presa non è dato sapersi e neppure nel corso del processo è stato possibile appurarlo, fatto sta che quella borsetta riappare pochi minuti dopo nell’abitazione del 32enne. Si tratta di un ragazzo che in quel periodo aveva problemi con la droga, “usava shaboo”, conferma la mamma. Proprio in quei momenti la signora è molto preoccupata per il figlio, lo vede spegnersi, teme per la sua salute. «Ho chiamato la polizia – spiega al giudice – speravo mi aiutasse con un Tso o con un ricovero. Quando ho capito che i poliziotti della Volante non potevano fare nulla ho deciso di rischiare». La donna indica la borsa appena riposta dal figlio, indica che non può essere loro e chiede ai poliziotti di ispezionarla. All’interno trovano materiale scolastico, i registri di classe, il telefonino e i documenti dell’insegnante. Non c’è il portafogli né tantomeno i soldi. Proprio in quel momento dalla centrale della questura arriva la segnalazione che una docente ha appena fatto denuncia. Il cerchio si chiude in pochi istanti, quella borsa portata in casa dal 32enne è la stessa della prof.
Ieri si è arrivati alla conclusione del processo: la procura, rappresentata dal pubblico ministero Monica Bombana, ha chiesto la condanna a 2 anni e mille euro di multa; la difesa ha invece sostenuto che il furto non sia stato commesso dall’uomo («Ha sempre ammesso di aver trovato la borsa nel giardino adiacente alla scuola», ha ricordato) né tantomeno gli si potesse imputare la ricettazione del cellulare. «Ora è un’altra persona – ammette rasserenata la mamma nel ricostruire gli ultimi anni – Lavora a Bologna, ha una famiglia...».
Il giudice De Padua decide di optare per la linea più morbida, probabilmente convinto dalla tesi difensiva e dalla nuova vita intrapresa dall’imputato: assoluzione per la ricettazione del cellulare, assoluzione per “non aver commesso il fatto” per ciò che riguarda il furto e logicamente nessuna applicazione della recidiva.
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