Mirandola, Silvano, un angelo per otto famiglie ucraine
Anima del bar Borgorotondo a Mirandola, con la sua compagna ospita mamme e bambini: «Non facciamo nulla di straordinario»
MIRANDOLA. Non è mai troppo tardi per diventare l’eroe di qualcuno e Silvano, a 75 anni e dopo una lunga carriera come barista al Bar Borgotondo di Mirandola, è diventato l’eroe di sette anime in fuga dalla guerra in Ucraina. Lui e Olga, la compagna di origini ucraine, hanno deciso di ospitare nella propria abitazione familiari e conoscenti connazionali di Olga e così, da mercoledì a Mirandola sono arrivati Tania, Anastasia, Yurii e Temofii rispettivamente di dieci, sette, cinque e due anni, insieme alle loro madri.
«Da quando sono arrivati a casa mia, qui al bar non smettono di arrivare regali per i bambini, vestiti per le mamme, doni di ogni genere e cibo- racconta commosso Silvano – non ce lo aspettavamo e siamo davvero felici».
Si tratta di famiglie, di donne che avevano tutto e che ora non hanno più nulla: «Mia figlia si occupava di finanza- spiega Olga - la nuora di mio fratello era una farmacista e sua sorella un architetto, ora non hanno più niente e sono sole con i loro bambini». Sole, però, non sono mai state perché Olga, armata solamente di coraggio, è partita per l’Ucraina per portare in salvo, in Italia, la figlia e i suoi due nipotini, ma una volta arrivata sul posto ha compreso immediatamente che le persone che avrebbe voluto portare con sé non erano più tre bensì sette e dopo una repentina telefonata al compagno Silvano, si avvia verso l’Italia con altre sei persone. Dopo un viaggio molto travagliato, problematico e pericoloso, arrivano al confine con la Polonia dove trovano, inaspettatamente, accoglienza presso una famiglia che offre loro riposo, cibo, vestiti e un po’ di tranquillità. Dopo una brevissima tregua dall’ansia e dalla paura del viaggio, decidono di abbandonare le auto in Polonia perché l’assenza di forze ed energie rischiava di mettere a repentaglio l’intero viaggio, così scelgono di salire su un autobus la cui destinazione è Verona Porta Nuova. La speranza di arrivare in Italia sani e salvi si faceva sempre più concreta e un barlume di conforto iniziava comparire, anche se il pensiero di lasciare i mariti, i padri dei propri figli al fronte genera un tormento dal quale non si può sfuggire mai. Ora, tuttavia, c’è il signor Silvano a prendersi cura di loro, grazie anche all’appoggio dell’amministrazione comunale: «Non c’è nulla di straordinario in quello che facciamo, le cose straordinarie le fanno queste donne e questi bambini – dicono Olga e Silvano – per noi non c’è niente di strano in tutto questo, è come se fossimo solo una famiglia allargata».
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