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14 marzo 1957 Il dramma di Castellotti Per lui i fiori di Modena

14 marzo 1957 Il dramma di Castellotti Per lui i fiori di Modena

Il pilota della Ferrari morto 65 anni fa Guidava una Rossa all’Autodromo

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La macchina invece di restare aggrappata all’asfalto si librò nell’aria grigia, in un volo innaturale. Pochi istanti e poi fu solo il rumore dello schianto. Erano le 17 e 12 del 14 marzo del 1957, proprio 65 anni fa. Sull’auto c’era il talentuoso Eugenio Castellotti da Lodi, vincitore l’anno prima della Mille Miglia e della 12 ore di Sebring, pilota della Ferrari. La sua monoposto alla variante Stanguellini dell’Aerautodromo di Modena, dove Castellotti stava provando (era al terzo giro), si impennò sbattendo sull’alto cordolo di cemento e volò fuori pista superando reti e palizzate, finendo infine la sua corsa dopo venti metri contro la tribuna del Circolo della Biella, per fortuna vuota (pochi minuti prima c’erano alcuni ‘abusivi’, tra cui due bambini). Le immagini della macchina accartocciata scattate subito dopo l’incidente sono impietose. Il primo ad accorrere è il meccanico di fiducia di Castellotti (era Aldo Savigni, zio del ben noto Carlo, che guidava anche la bisarca della casa di Maranello), poi giungono altri e lo stesso Enzo Ferrari.

Per Castellotti, che aveva 27 anni ed era considerato l’erede di Alberto Ascari, sbalzato fuori dalla monoposto a causa dell’urto non c’è nulla da fare: muore in ambulanza. Poche ore dopo arriva a Modena la sua fidanzata, la notissima soubrette Delia Scala, con la quale il pilota lodigiano formava all’epoca la coppia più fotografata d’Italia.

Romolo Tavoni, direttore sportivo della Scuderia Ferrari, troncò in seguito le polemiche sulle cause dell’incidente. Errore umano, la macchina era stata controllata, impossibile sapere cosa sia avvenuto. Si vociferò delle condizioni psico-fisiche non perfette di Castellotti, richiamato in fretta a Modena da Enzo Ferrari per ritoccare il suo record della pista appena battuto dalla Maserati.

Il pilota del Tridente Jean Behra era a pochi metri dalla variante Stanguellini quando Castellotti, forse nell’ansia di battere il primato, uscì di pista. «È entrato a 160 all’ora – disse Behra ai cronisti il giorno dopo l’incidente mentre era di nuovo all’ex Aerutodromo a provare – e non gli è entrata la marcia, ecco tutto. Non ha frenato: la velocità era troppa e la macchina non ha risposto allo sterzo, ha tirato diritto. Ha toccato il rialzo al bordo della pista, quindi ha capottato. Noi piloti siamo tutti stupidi, rischiamo la morte e continuiamo a girare».

Migliaia di modenesi passarono per un breve saluto alla camera mortuaria dell’ospedale Sant’Agostino e la zona della variante si riempì di fiori. Castellotti era arrivato in mattinata quel 14 marzo proprio da Firenze, dove aveva seguito Delia Scala in tournèe e poi era sceso in pista sulla sua Ferrari 801 da 2500 di cilindrata: appariva stanco e nervoso. I giornali parlarono molto del suo stato d’animo e del fatto che non si sentiva sicuro nell’imminenza di questa giornata di prove a Modena. In ricordo di Castellotti, per volontà della madre del pilota, venne a lui intitolata una scuderia che trovò sede a Modena, in via Pelusia: su una vettura di questa scuderia, una Cooper con motore Ferrari 3000, ironia del destino, morì nel 1961 sempre all’Aerautodromo di Modena Giulio Cabianca, in un terribile incidente che costò la vita anche a tre passanti. Il cambio dell’auto era stato costruito dalla Trasmissioni Colotti, il cui stabilimento di viale Amendola è appena stato abbattuto dalle ruspe. E va ricordato che Alberto Ascari morì nel 1955 provando proprio la macchina di Castellotti, sul circuito di Monza.

Al funerale del pilota a Lodi, qualche giorno dopo la sua morte, c’erano tanti colleghi, tra i quali Juan Manuel Fangio. Non Delia Scala, in urto da tempo con la madre del fidanzato e che la sera dell’incidente andò in scena ugualmente a teatro. Nella città natale di Castellotti si tiene un raduno-memorial, nell’anniversario della sua nascita, ormai giunto alla 25esima edizione: da poco è rinata anche una scuderia che propone gare di regolarità e che porta il suo nome. Nel 2012 il busto a lui dedicato e posto al parco Ferrari venne rubato, per essere poi replicato in materiale meno appetibile per i ladri.

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