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Violenza, 600 modenesi in ospedale in un anno Casi in aumento

Maurizia Rebecchi: «Sono stati 98 in più rispetto al 2020» Il prefetto Camporota: «Abusi ancora all’ordine del giorno»


23 marzo 2022 Pietro Gasparin


MODENA Una tragedia che si consuma giorno dopo giorno nelle case di tutta Italia, anche a Modena dove nel 2021 ci sono stati 600 accessi al pronto soccorso da parte di donne vittime di violenza. Un tema che Prefettura e Provincia hanno affrontato ieri in un convegno a cui hanno preso parte i responsabili dell’Ausl e dell’Azienda ospedaliero universitaria, i centri “Casa delle Donne”, “Vivere donna”, che consentono alle vittime di abusi di trovare un luogo sicuro in cui stare, e “Liberiamoci della violenza” dell’Ausl, che offre un percorso di cambiamento per gli uomini autori di maltrattamenti, toccando quasi 300 accessi al programma in 10 anni. Il prefetto Alessandra Camporota ha evidenziato che «gli abusi sulle donne sono ancora all’ordine del giorno e non sembrano diminuire. Dal 2004 ad oggi, infatti, sono morte 2 donne alla settimana, un dato orribile e devastante, che non tiene conto delle tante vittime silenti, che vivono nel terrore e nella vergogna. Bisogna agire il più tempestivamente possibile per creare tavoli di coordinamento tra i vari enti sociali, assistenziali e civili. I nostri uomini non possono e non devono essere i nostri aguzzini, ma per fermare ciò dobbiamo partire dall’educazione, implementando percorsi di accettazione e cooperazione nelle scuole. I programmi pensati fino ad ora non bastano più, occorre intervenire in maniera più decisa alla radice del problema. Rimanere in silenzio davanti a tutto questo mi sembra assurdo e voglio rivolgere tutto il mio supporto verso le donne coraggiose del nostro tempo, verso le tante donne ucraine che combattono per la loro libertà».

L’incontro è poi continuato con l’intervento di Maurizia Rebecchi, consigliera provinciale con delega alle Pari opportunità: «Grazie alla legge Del Rio è stato concesso alle province di gestire questioni di questo genere in prima persona, attivando, come avvenuto nel nostro territorio, un osservatorio provinciale di monitoraggio di questo tremendo fenomeno. Negli ultimi anni ci siamo impegnati per creare e organizzare una rete di gestione della violenza di genere attiva sul territorio. Abbiamo creato piani di zona per la prevenzione, centri anti-violenza e dato il via a collaborazioni con le tante realtà assistenziali e sanitarie. Purtroppo i casi di maltrattamenti sono in crescita e questo lo dimostrano i 600 accessi ai pronto soccorsi della provincia nel 2021, 98 in più del 2020. Anche i centri antiviolenza hanno registrato un aumento dei ricoveri. Dai 343 del 2020 siamo arrivati a 410 l’anno scorso, di cui 153 solo nella “Casa delle donne”. La violenza di genere è un orribile retaggio culturale che ci portiamo dietro da anni, ma educazione e inclusione sono le chiavi di volta per arginarla».

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