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L'economia e la guerra. Modena. Lo stop McDonald’s preoccupa Inalca

Gianluca Pedrazzi
L'economia e la guerra. Modena. Lo stop McDonald’s preoccupa Inalca

Il gruppo Modenese serve in Russia la catena di fast food. Ma con Marr consegna ancora a supermercati e ristoranti

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Voglia di parlare poca. Diciamo zero. Tutti si trincerano dietro il silenzio e gli sguardi bassi, preoccupati. Sorpresi per quanto accaduto e sta, purtroppo, accadendo. Mentre ogni giorno che passa e la guerra si allunga sale l’apprensione per il business, sviluppato in questi anni. I forti investimenti fatti. E le ripercussioni su produzione, occupazione e bilanci. 
 
Le aziende della Via Emilia che hanno investito (tanto) in Russia e Ucraina non devono fare solo i conti con gli sviluppi della guerra, l’import-export frenato se non azzerato, ma pure con le sanzioni. In perenne equilibrio su un filo sottile fatto di diplomazia, equilibrio, in cui in alcuni casi corre in aiuto la costituzione di società a tutti gli effetti – o quasi – russe e, dunque, che possono continuare a lavorare anche se ci sono embarghi. 
Prendete il caso del Gruppo Cremonini che sul mercato russo è fortissimo e che annovera tra gli azionisti il fondo sovrano moscovita Rdif. Il gruppo alimentare modenese, che fa capo al fondatore Luigi Cremonini, opera in Russia dalla bellezza di 40 anni ed è “semplicemente” il produttore di hamburger per la locale catena dei fast food McDonald’s. E tutti sanno che la multinazionale a stelle e strisce dopo lo scoppio della guerra in Ucraina ha deciso di chiudere tutti i suoi fast food in Russia.
 
Le conseguenze sono immaginabili per il gruppo di Castelvetro che in Russia genera un giro d’affari che supera i 200 milioni di euro, ripartiti tra produzione e distribuzione. Ma chiusi i McDonald’s restano da servire i ristoranti, i supermercati, gli alberghi... Come? Con la capofila Marr Russia e la controllata Orenbeef, quest’ultima azienda partecipata con una quota del 7,4% dal fondo sovrano moscovita Rdif (ma da due anni pure con l’11,1% nelle mani del fondo sovrano saudita Ayar). Come opera Marr Russia? Produce e distribuisce attraverso gli allevamenti in terra russa circa 4mila prodotti alimentari che servono anche le maggiori catene di supermercati del paese di Putin.
 
Dunque se da una parte il gruppo Cremonini ha visto dal giorno alla notte crollare le vendite per McDonald’s, l’attività continua a singhiozzo sul fronte della grande distribuzione, dei supermercati e ristoranti. E la partecipazione del fondo moscovita in Russia è, probabilmente, decisiva per non rischiare la paralisi del business essendo il gruppo anche legato alle decisioni prese dai governi sul piano delle sanzioni.
 
Ma Cremonini e l’Inalca – che due anni fa avevano lanciato a Mosca una nuova piattaforma distributiva vicina allo stabilimento che produce hamburger – non sono certo unici a guardare preoccupati a cosa accade dalle parti di Mosca, alla guerra, agli effetti delle sanzioni, alla svalutazione del rublo. In ansia sono anche altri grandi gruppi industriali emiliani. Dalla ceramica (Marazzi, Atlas Concorde, Laminam) alla moda (Max Mara) alle aziende manifatturiere specializzate in prodotti meccanici, elettrici, articoli in gomma, entrate in un tunnel di incertezze dove non si intravede la parola fine

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