L’Emilia Romagna brinda al suo vino che in Europa stappa un +42%
Gian Luca Pedrazzi
Commercializzazione ed enoturismo chiavi del successo Un giro d’affari di 490 milioni per le sole Dop e Igp
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MODENA Centoventi aziende vitivinicole emiliano romagnole protagoniste per una edizione record di Vinitaly vissuta tra l’uscita dal Covid e gli interrogativi che pone la guerra in Ucraina con tutte le sue conseguenze umane e economiche. Senza dimenticare il caro energia e le ricadute anche su chi lungo la Via Emilia e tra Riviera e Appennino produce rossi e bianchi che rappresentano una bella fetta del tessuto economico regionale, con una grande capacità di vendita all’estero.
«Il vino è uno dei biglietti da visita del Made in Emilia-Romagna protagonista nei principali mercati internazionali – sottolinea il presidente della Regione, Stefano Bonaccini (nella foto centrale con Zinzani dell’Enoteca Regionale e l’assessore Mammi) –. Negli ultimi cinque anni il comparto regionale ha registrato un +42% di export, molto al di sopra della media nazionale. Dobbiamo continuare a investire sulla commercializzazione e sullo sviluppo dell’enoturismo, mettendo in valore il patrimonio delle unicità gastronomiche, culturali e turistiche che abbiamo. Perché per crescere nell’export occorre investire sulla sinergia tra vino e turismo, per valorizzare sempre più l’identità regionale e quella dei suoi prodotti». Un settore in ripresa quello del vino, con risultati più che buoni nell’export e aree come la grande distribuzione e l’e-commerce decisamente in crescita. Insieme ai temi più sentiti da operatori e imprese: la sostenibilità di prodotto e dei processi produttivi, in nome della qualità e della tutela ambientale, sempre più prioritaria, la transizione digitale, il rafforzamento delle dimensioni competitive delle aziende e le strategie di commercializzazione. In un contesto che non può che guardare alle pesanti ripercussioni della situazione internazionale e della guerra in Ucraina.
È il quadro di sintesi del comparto vitivinicolo che ci consegna Vinitaly. «Sul settore vitivinicolo, insieme alle altre Regioni, l’Emilia-Romagna intende giocare un ruolo di primo piano su sviluppo e regolamentazione nazionale a tutela di produzioni di qualità – aggiunge il presidente Bonaccini – e sulla revisione delle normative europee, che non può penalizzare un patrimonio prezioso come quello enologico italiano e delle nostre regioni. Penso ad esempio ai rischi nella nuova Pac di diminuzione dei fondi Ue per l’attività di promozione. Un impegno che va sostenuto anche nelle sfide legate al Pnrr, con investimenti per la transizione ecologica, il lavoro e una conversione dei processi produttivi che guardi in primo luogo alla sostenibilità e all’innovazione di prodotto, percorsi che tantissime nostre aziende hanno già intrapreso».
«L’Emilia-Romagna con le sue 30 denominazioni d’origine è tra le prime regioni italiane nella produzione di vino, con un volume d’affari che si aggira attorno ai 490 milioni di euro per le sole Dop e Igp e ha volumi ben più ampi per tutta la produzione regionale – aggiunge l’assessore regionale all’agricoltura Alessio Mammi –. Stiamo lavorando su tre aspetti: riconversione dei vigneti perché vogliamo sempre più qualità, resilienza e sostenibilità ambientale; investimenti per la competitività delle imprese, per rinnovare cantine e tecnologie, perché senza impresa non c’è agricoltura; sostegno al mercato interno e internazionale, attività per la quale abbiamo anche aumentato le risorse. Le tante indicazioni geografiche ci fanno capire il forte legame storico e culturale con il territorio: in Emilia-Romagna cibo e vino sono prodotti culturali ed è per questa ragione che sentiamo l’esigenza di “dare un nome” e riconoscere la dignità del prodotto. I nostri produttori cercano la qualità del prodotto e insieme sosteniamo anche la biodiversità, espressa attraverso un territorio vasto e ricco di diversità ambientali. Si tratta di un grande punto di forza, che ci consente di intercettare mercati differenti. Nel vino c’è l’anima dell’Emilia-Romagna».
«È stato il primo Vinitaly cui il Consorzio Tutela Lambrusco ha partecipato da quando i precedenti consorzi si sono uniti sotto un’unica regia a gennaio 2021 – commenta Claudio Biondi, presidente del Consorzio –. E questo ci consente di presentarci coesi e di creare sinergie, un aspetto che non preclude la valorizzazione delle caratteristiche diverse e complementari che l’universo Lambrusco racchiude. È il futuro». Non a caso lo slogan lanciato dall’Enoteca Regionale Emilia Romagna è #iltrattocheciunisce, per fare riferimento a un filo conduttore che collega diversi aspetti. «Unisce l’Emilia e la Romagna, due aree che hanno stili di produzione vinicola diversi ma fanno parte di una regione unica che vanta 30 tra Dop e Igp, ma è anche il tratto che unisce cibo e il vino», fa notare il presidente di Enoteca Giordano Zinzani. E che in Europa non ha eguali con un patrimonio agroalimentare che negli ultimi cinque anni è cresciuto come nessun altro sui mercati e sulle tavole straniere.
Un balzo corposo. Come un bel rosso emiliano.
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