Serramazzoni Tubo dell’acqua lasciato a penzoloni da tre anni: rimpallo sulle responsabilità
All’origine una frana su cui Comune e Hera litigano dal 2019 I residenti li chiamano a un tavolo, ma nessuno si presenta
Serramazzoni. Una frana che incombe sulla casa dove abitano da 21 anni e un tubo dell’acqua lasciato a penzoloni in un campo che puntualmente gela d’inverno. Due belle gatte da pelare per chi abita lì. E da tre anni, perché i due enti chiamati in causa per la vicenda, Comune e Hera, si rimpallano le responsabilità.
Succede a Serra nella borgata di via Casa Chesi, situata al confine con Ospitaletto. Un posto già balzato alle cronache a fine 2019 per un’altra frana che aveva interrotto la strada all’imbocco del caseggiato, isolando due famiglie. Grazie anche al combattivo intervento della signora Gordana Radin il ripristino qui venne fatto, anche se per il freddo patito (il camion col gpl non poteva più passare) suo marito Antonio Rizzo si buscò una brutta polmonite di cui porta ancora gli strascichi. Dietro invece tutto è rimasto fermo da allora.
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Stiamo parlando della collina che sul retro insiste sull’abitazione, dove a seguito di diversi movimenti franosi (il primo nel 2016 e poi questo nel 2019) si è chiuso il prolungamento di via Casa Chesi, strada vicinale, che tramite una carreggiata ricongiungeva a monte con la sp 21. Un tratto sterrato ma censito come strada nelle mappe. «Da allora non percorribile più neanche con un trattore» nota amaro il signor Rizzo. La terra ha invaso la strada e parte del cortile, arrivando a lambire il magazzino. E contestualmente si è rotta la condotta che porta acqua qui e nell’abitazione vicina della 85enne Vanda. Sul guasto Hera fece subito una riparazione d’urgenza, realizzando un’altra condotta che rimase fuori dal terreno in attesa di fare quella definitiva di sostituzione. Ma poi non è mai stata fatta. I tecnici Hera infatti avevano indicato un percorso esterno alla frana che passava davanti a casa Rizzo-Radin proprio nel giardino. E i coniugi hanno detto no alla concessione della servitù di passaggio, per i vincoli che avrebbe comportato in futuro, premendo invece per la sistemazione della frana e quindi il ripristino della condotta lì dov’era.
Ovviamente la famiglia ha subito un danno dalla situazione, sia in termini di servizio che di impatto sulla proprietà, e qui è partito un rimpallo di responsabilità: da una parte il Comune, che ha sostenuto che la frana è stata causata dalla rottura precedente del tubo, tesi condivisa da un consulente di parte della famiglia. Dall’altra Hera, che tuttora si ritiene parte danneggiata perché per i suoi tecnici è stata la frana a causare la rottura del tubo.
Dopo vani tentativi, la famiglia si è rivolta a Federconsumatori e a un avvocato, Monica Roncati, che a inizio aprile aveva convocato le parti a un tavolo in Camera di Commercio in un tentativo di mediazione volontaria. «Ma purtroppo – osserva – non si sono presentati né Comune né Hera». E così frana e tubo restano lì, con i contrattempi che ne conseguono: «Da gennaio a marzo abbiamo chiamato otto volte Hera perché il tubo era gelato – sottolineano Gordana e Antonio – i tecnici sono venuti e l’hanno riscaldato per far sciogliere il ghiaccio. Ma può essere una cosa accettabile nel 2022? Sappiamo bene che se diciamo sì al passaggio della nuova condotta in giardino dopo ci lasciano lì la frana per sempre. Invece il problema va risolto tutto: Comune e Hera devono accordarsi per fare ciò che serve». Se non si arriva a soluzione, è probabile l’apertura di una causa civile.
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