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Cassazione: telecamere in bagno delle dipendenti, condannato Pasticcere di Modena 'scoperto' dalle quattro lavoranti

Cassazione: telecamere in bagno delle dipendenti, condannato Pasticcere di Modena 'scoperto' dalle quattro lavoranti

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MODENA Aveva messo le telecamere nel bagno delle quattro dipendenti che lavoravano per lui, titolare di una nota pasticceria di Modena, ma l'imprenditore è stato scoperto. Una delle donne si era insospettita dopo aver trovato una 'cimice' che bloccava il portarotoli della carta igienica posizionato davanti al wc e un altro 'occhio indiscreto' aveva subito trovato alle spalle del wc.

Ora la Cassazione - e nulla importa che il macchinario non abbia 'rubato' nessuna immagine - ha confermato la condanna inflitta al pasticcere Mauro M. dalla Corte di Appello di Bologna nel febbraio 2020 per tentata violazione della privacy.

Senza successo i suoi legali, gli avvocati Cosimo Zaccaria e Alessia Massari, hanno sostenuto che l'impianto era stato fatto alla 'carlona' dallo stesso pasticcere oggi 54enne, e non era idoneo a captare immagini e poi era stato subito scoperto, e 'confessato' dallo stesso Mauro messo alle strette dalle dipendenti la mattina del 29 settembre 2012 appena si erano accorte della 'novità', e infuriate gliene avevano chiesto conto.

Due - Esther e Manuela - si sono licenziate e costituite parte civile nel processo. Ad avviso degli 'ermellini', l'aver collocato le telecamere era già una azione mirata "a garantire l'indiscrezione tecnologica", se poi l'imputato non è riuscito materialmente nell'intento, resta comunque in piedi la condanna per tentata interferenza illecita nella vita privata altrui e il "fatto storico" è stato accertato "con giudizio completo, logico e fondato". Non è nota l'entità della pena, si sa che in primo grado erano stati inflitti otto mesi poi diminuiti in appello e che la concessione della condizionale era stata subordinata al pagamento di una provvisionale in favore delle due dipendenti più decise ad andare fino in fondo. In loro favore la Cassazione - verdetto 17065 della Quinta sezione penale, presieduta da Rossella Catena, relatrice Elena Carusillo - ha condannato il pasticcere a rifondere con oltre 2500 euro ciascuna le spese di costituzione di parte civile, e dopo aver dichiarato "inammissibile" il suo reclamo lo ha condannato anche al pagamento di 3mila euro alla Cassa delle Ammende.

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