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Fisco Facile / Nuove aliquote Irpef. Una riforma di cui beneficia soprattutto il ceto medio... Ma cos'è il ceto medio?


02 maggio 2022 Giorgio Guandalini


MODENA. A partire dal 27 gennaio, gli stipendi dei lavoratori e le pensioni sono un po' più pesanti, per effetto della riforma fiscale del governo Draghi che è stata avviata con la Legge di bilancio per il 2022. La manovra ha ridotto da cinque a quattro le aliquote Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche), cancellando quella del 41 per cento. Così, il prelievo sui redditi fino a 15mila euro resta al 23%, si passa al 25% (dal 27) sulle entrate comprese tra 15 e 28mila euro, si scende al 35% (dal 38) tra 28mila e 50mila euro, e sopra questa soglia l'aliquota è del 43 per cento.

 

Secondo i calcoli di Altroconsumo, i lavoratori dipendenti con redditi lordi annui di 40mila euro possono ritrovarsi 945 euro in busta paga in più, con una grande differenza rispetto ai 153 euro di cui beneficia chi ha uno stipendio appena inferiore, pari a 35mila euro. Imaggiori beneficiari in valore assoluto sono concentrati nella fascia che va dai 35 ai 70 mila euro di reddito ante imposta. Nella fascia che va dalla no tax area ai 35 mila euro i guadagni sono più contenuti in valore assoluto.

 

Se guardiamo invece all’incidenza rispetto al reddito, il guadagno percentuale è più alto per i redditi più bassi, esclusi chiaramente gli incapienti, e poi l’incidenza percentuale decresce all’aumentare del reddito. Questa riforma fiscale abbassa le imposte, in termini assoluti, in misura maggiore al ceto medio”.

 

E il motivo principale è che “l’imposizione attualmente applicata, in termini percentuali, era particolarmente onerosa proprio per queste fasce di reddito, con conseguenze importanti anche sul costo del lavoro per le aziende. Inoltre, benché possa sembrare iniquo, per rilanciare l'economia occorre aumentare la capacità di spesa dei singoli contribuenti, più forte proprio nel ceto medio, che tende ad avere maggiori disponibilità per consumi, investimenti e risparmi.

 

E fin qui il ragionamento non fa una grinza , ma l’abbassamento più significativo è stato dato ad una fascia di reddito che va dai 28 ai 50.000 euro . Ma chi guadagna 50.000 euro ( o vecchi 100.000 di lire, può essere considerato ceto medio? Atteso che il reddito medio italiano si attesta attorno ai 25.000 euro, i casi sono due , o non esiste più il ceto medio quale lo immaginavamo prima o il ceto medio si è arricchito perché 50.000 euro non sono pochi . Temo che questa manovra aiuti più solamente chi può spendere di più e non chi ha necessità di spendere di più .

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