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cronaca

Cibus rimette l’agroalimentare italiano al centro dei mercati

Il settore vale 538 miliardi di euro ed è il 25% del nostro Pil Fino a venerdì 3mila espositori. Top buyer da tutto il mondo


04 maggio 2022 GIANLUCA PEDRAZZI





Quanto vale l’industria agroalimentare del Belpaese? La prima ricchezza dell’Italia vale circa 538 miliardi di euro lungo l’intera filiera allargata dal campo alla tavola, che vogliono dire il 25% del Pil tricolore, 4 milioni di lavoratori impegnati in 740mila aziende agricole, 70mila aziende alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. Solo lo scorso anno l’export delle cose buone della nostra tavola ha fatto registrare un aumento record del 23,1% con una proiezione in valore su base annua di 50 miliardi.

È con questo tesoro che profuma di bontà, qualità, eccellenza e tipicità, che da ieri in quella food valley allargata che è la nostra regione, che Parma fino a venerdì ospita Cibus, il salone dell’agroalimentare più importante del mondo.

In un anno comunque difficile per l’agroalimentare italiano, stretto tra inflazione, effetto guerra e rischio di flessione dei consumi interni, l’arrivo degli investimenti del Pnrr e la continua crescita dell’export nelle geografie chiave possono però consentire un ulteriore lievitazione del comparto nel medio periodo. Cibus è la fiera dei Territori: da quasi 40 anni a Parma si celebra la capacità del Made in Italy Alimentare di crescere rispettando e valorizzando la propria tradizione e i propri territori.

Migliaia di buyers esteri tornano finalmente in Italia, nella Food Valley, per implementare i propri assortimenti con prodotti Authentic Italian offerti da oltre 3.000 espositori che sono un unicum a livello mondiale come la fiera che li rappresenta. Già registrati anche 50.000 operatori professionali italiani della Distribuzione e della Ristorazione, che a Cibus non solo incontrano tutti i loro fornitori in essere e potenziali, ma trovano idee e soluzioni per tutti i canali del Food&Beverage. Circa 2.000 i top buyer attesi da Stati Uniti d’America, Europa, Medio Oriente, Sud America e Asean. Ai top buyers italiani ed esteri è destinato il programma “Cibus destination”, visite guidate e percorsi tematici in fiera e sul territorio, dedicati a produzioni tipiche, territorialità, fuori casa e sostenibilità. In esposizione mille nuovi prodotti che le aziende alimentari stanno immettendo nei mercati. I trend generali sono prodotti attenti a salute e benessere, gusto e nuove combinazioni di ingredienti, e poi territorialità e packaging sostenibili. I prodotti più innovativi sono esposti in fiera nell’area “Cibus Innovation Corner”, selezionati da una giuria di esperti. Sono in parte destinati all’export che presenta aspetti positivi, specie per quanto riguarda l’area extra Ue, meno penalizzata dagli effetti della guerra in Ucraina, che nel 2021 ha rappresentato il 42,6% delle esportazioni alimentari italiane. In particolare, il mercato Usa ha registrato un aumento del 14,0% sull’anno precedente. Un balzo nella domanda di prodotti agroalimentari della nostra terra che vede la Germania guidare il trend positivo delle importazioni di italian food con una domanda superiore al 7%, sulla falsariga di quello che accade per la Francia, mentre al quarto posto è la Gran Bretagna dove però – con la Brexit e l’appesantimento dei carichi amministrativi – l’export alimentare è in calo. Numeri strapositivi che, fino alla vigilia della guerra vedevano per esempio i nostri prodotti andare a gonfie vele anche in Russia con incrementi del 16% per non parlare del balzo in Cina golosa di made in Italy al punto di segnare un balzo del 57,7% nell’import.

Va sottolineato che quella del 2022 è la prima edizione di Cibus “carbon neutral”. La carbon neutrality è un processo che include la misurazione delle missioni, l’individuazione di un piano di riduzione e la compensazione delle emissioni residue attraverso crediti di carbonio certificati di alta qualità, che finanziano progetti di mitigazione dei cambiamenti climatici e promuovono lo sviluppo sostenibile. La certificazione è stata resa possibile grazie alla partnership tra Fiere di Parma e Carbonsink, la società di consulenza leader in Italia nella progettazione di strategie climatiche.

«Se c’è una cosa che gli ultimi anni ci hanno insegnato è l’importanza, data troppo spesso per scontata, del food&beverage – spiega Ivano Vacondio, modenese, presidente di Federalimentare –. Internamente, il food&beverage rappresenta un vero e proprio vettore di coesione sociale, mentre se guardiamo all’export, le nostre eccellenze nel mondo continuano a rappresentare una fonte di ricchezza con cui possiamo aiutare l’economia del Paese. E Cibus, come vetrina dei prodotti alimentari del Made in Italy deve ricordarci proprio questo: anche in condizioni difficili come quella che stiamo affrontando, è importante celebrare i nostri prodotti, farlo con buyer italiani ed esteri, ricordando il grande valore di ciò che produciamo in termini economici e in termini sociali».


 

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