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I RETROSCENA/ Modena. Caliendo indagato per reati fiscali: sequestrati beni per 6,7 milioni

L’accusa: acquistò il Modena Fc con i soldi evasi e riciclati Da 5 anni Procura e “fiamme gialle” seguono le sue società 


17 maggio 2022 Carlo Gregori


modena Ci sono voluti cinque anni per portare avanti le indagini, lo stesso tempo trascorso dal fallimento del Modena Calcio. E ora la Procura ipotizza per Antonio Caliendo una serie di reati fiscali e l’autoriciclaggio con trasferimento di denaro dall’estero (Montecarlo e Lussemburgo, soprattutto), piste finanziarie che conducono anche alla acquisizione del Modena: la società di calcio sarebbe stata comperata da Cpl attraverso un giro di suoi soldi “schermati” e ripuliti proveniente dall’estero la cui natura sarebbe illegale (la Procura la definisce “criminale”) e frutto di evasione fiscale. Il sequestro preventivo di beni per 6,7 milioni, già anticipato quasi un anno fa dalla “Gazzetta”, riguarda un atto del giudice delle indagini preliminari di Modena Antonio Romito firmato nell’aprile 2021, ma la notizia ufficiale è stata diffusa dalla Procura e dalla guardia di finanza di Modena.



Al momento del sequestro, avvenuto l’estate scorsa, si era parlato di denaro e beni provenienti dalle sue disponibilità immobiliari e dai suoi conti ma non si sapeva che portassero direttamente all’“affare Modena Calcio”.

Si legge infatti nel comunicato della Procura diffuso ieri: «Celando la provenienza delittuosa delle proprie disponibilità mediante il ricorso di strutture societarie e di conti esteri, ha impiegato sostituito e trasferito in attività economiche, imprenditoriali o speculative i frutti dei reati fiscali presupposti, dirottando fondi per l’acquisto di una società sportiva nazionale»; che era poi il Modena Fc 1912, poi fallito.



In sostanza, dietro al Agfc - al momento dell’acquisto nel 2012 socia di minoranza con il 43%, poi salito al 49% - si trovava Caliendo socio di maggioranza con un 51% in compagnia di una serie di persone di fiducia, tra le quali, sua futura moglie, la conduttrice Rai Alessandra Canale, e la commercialista Maria Rossi Seelye. Sotto la lente della polizia giudiziaria per i capitali del Modena Calcio anche le sue società Modena Academy (la scuola di calcio) e Amiki Srl.



Ma veniamo all’indagine, che per cinque anni ha condotto il pm Luca Guerzoni (non più a Modena) e ora è in carico a un collega. Il Nucleo di polizia economico-finanziario delle “fiamme gialle” di Modena gli contesta più di 13 milioni di euro a fronte di redditi dichiarati sempre inferiori a 5mila euro all’anno. Caliendo è tuttora indagato con le ipotesi di evasione fiscale, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione, impiego di denaro e beni di illecita provenienza. Il periodo sotto indagine riguarda gli anni dal 2015 al 2017 ma l’arco temporale delle dichiarazioni si spinge più indietro: dal 2010 al 2017. In sostanza, il cittadino monegasco Caliendo è accusato di aver omesso di presentare dal 2010 al 2017 la dichiarazione annuale per l’Iva in relazione alle sue attività professionali. Attività che, secondo la Procura di Modena, aveva svolto in territorio italiano. L’evasione in questo caso ammonterebbe a 739.700 euro. Il totale di Irpef evasa è di 1 milione e 139mila euro: l’Iva evasa è 583mila euro totali. In tutto gli viene contestata un’evasione fiscale Irpef+Iva di 1,8 milioni di euro.



Il pm ipotizza che, per sottrarre all’erario i proventi ottenuti dal lavoro svolto in Italia come agente e procuratore sportivo, Caliendo abbia trasferito in modo del tutto formale la residenza e quindi l’attività a Montecarlo; da lì avrebbe creato e gestito una complessa rete di società offshore attraverso soggetti fiduciari ai quali le attività fittizie erano riconducibili. Finora, le indagini sono state in salita: gli investigatori non avevano la documentazione contabile di Caliendo, in quanto risultava residente all’estero, e lui stesso non l’avrebbe favorita a loro richiesta. Perciò si è dovuto indagare a lungo, con rogatorie internazionali a Monaco, in Svizzera e Gran Bretagna, non solo per sapere se effettivamente abitasse a Montecarlo ma anche per ricostruire, pezzo a pezzo, introiti e spese per la sua persona fisica e le società a lui direttamente riconducibili.

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