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cronaca

Modena. Battere i disturbi alimentari con l’aiuto dello chef Marchini

Il ristorante l’Erba del Re ospita uno stage riabilitativo con sei ragazze in cura nel centro Disturbi dei comportamenti alimentari


17 maggio 2022 Gabriele Canovi




«Un approccio al cibo delicato, uno sguardo differente verso nuove visioni», è questo l’obiettivo dello chef modenese Luca Marchini che insieme all’Ausl di Modena ha dato vita a uno stage sensoriale sul cibo rivolto alle ragazze che soffrono di disturbi del comportamento alimentare.

Il suo ristorante alla Pomposa L’Erba del Re ospita uno stage di riabilitazione psiconutrizionale a cui parteciperanno sei ragazze in cura nel Centro diurno per i Disturbi del comportamento alimentare dell’Ausl. Un’iniziativa che non ha precedenti nel territorio modenese e che nasce dalla volontà del Centro diurno di inserire, nel percorso di assistenza, anche un’esperienza di contatto e conoscenza del cibo.

«Penso sia una svolta per la sanità – commenta Silvana Borsari, direttrice sanitaria dell’Ausl – un bell’esempio di come i professionisti del territorio possano collaborare per aumentare il benessere della comunità. Il cibo è alla base della nostra cultura». Sono i cinque sensi i protagonisti di questa “cooking class” fuori dall’ordinario, che non è una lezione ai fornelli bensì un vero gioco sensoriale basato sull’utilizzo di alcuni semplici prodotti da preparare in modo da renderne piacevole la fruizione. «Il cibo ha un enorme potere comunicativo – spiega lo chef Luca Marchini – preparare insieme un piatto comporta la messa in campo di un aspetto tattile, che è estremamente importante e funzionale. Un esempio perfetto è la pasta frolla: dopo aver lavorato la farina con il burro, tutti i grani si vanno a impregnare della materia grassa e ottengono la consistenza di un cous cous, regalando una friabilità, quasi sabbiosa, che al tatto è estremamente piacevole. Anche l’aspetto visivo è fondamentale, un colore reale è sua volta un sapore reale. Dopo l’aspetto visivo, c’è quello olfattivo. Si tratta di un approccio al cibo delicato, uno sguardo differente verso nuove visioni di quello che il cibo trasmette, da parte di coloro che riescono ad approcciarlo con fatica». L’idea è nata da Roberta Covezzi, responsabile del Centro per i disturbi del comportamento alimentare dell’Ausl e la dottoressa Silvia Bellei, dietista.

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