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Nonantola La storia di don Zeno e i ragazzi orfani Così 75 anni fa nacque Nomadelfia

Il 19 maggio 1947 al campo di Fossoli il restauro delle baracche: dal dolore una nuova vita


19 maggio 2022


NONANTOLA Il 19 maggio del 1947 l’ex Campo di Fossoli fu occupato dall'Opera Piccoli Apostoli di don Zeno Saltini. Sono passati 75 anni da quei giorni durante i quali un luogo di prigionia, di morte, di dolore iniziò una nuova vita.



Quel giorno i ragazzi orfani abbatterono i reticolati e si insediarono nell’ex Campo dove poi ristrutturarono le baracche e crearono i servizi più necessari. Nacque così la comunità di Nomadelfia, per bambini abbandonati e orfani di guerra. Città “dove la fraternità è legge” (questo significa il suo nome in greco). Tra gli adulti si contavano non solo coppie di sposi ma pure diverse ‘mamme di vocazione’, la cui presenza diede vita ad un nuovo concetto di famiglia. La prima fu la mirandolese Irene Bertoni, morta a 93 anni nel 2016, che nel corso della sua esistenza nomadelfa (iniziò a seguire Don Zeno ancora minorenne, nel 1941) ha ‘avuto’ 58 figli.

La comunità il 14 febbraio 1948 approvò il testo di una Costituzione (firmata sull’altare della chiesa) e l'Opera Piccoli Apostoli prese ufficialmente in questa occasione il nome di Nomadelfia. Nel 1950 don Zeno lanciò da Fossoli un movimento politico, il Movimento della Fraternità Umana, propugnatore di forme di democrazia diretta e dell’abolizione di ogni sfruttamento. Questo fatto suscitò immediatamente una forte ostilità non solo presso le autorità, ma anche da parte di numerose autorità ecclesiastiche. Siamo in piena ‘guerra fredda’, don Zeno diventa ‘il prete rosso’ in odor di comunismo, di eresia. “Fate due mucchi - predicava - uno per voi e uno per i bisognosi”. La comunità intanto aveva raggiunto i 1150 membri, tra i quali 800 figli accolti e 150 ospiti (senza casa e senza lavoro).

Nomadelfia viaggiava in acque poco tranquille dal punto di vista economico. Tra i suoi sostenitori c’è però la contessa Maria Giovanna Albertoni Pirelli, che dona a don Zeno un terreno di 120 ettari vicino a Grosseto, da bonificare, dove coloro che saranno poi scacciati da Fossoli vivranno nei primi tempi in grandi tende. Il 5 febbraio 1952 don Zeno ricevette dal Sant'Uffizio un’intimazione che gli ordinava di ritirarsi da Nomadelfia e di mettersi a disposizione della sua diocesi. Il sacerdote chiese allora al Papa di poter rinunciare temporaneamente al sacerdozio per tornare alla guida dei suoi figli. Nel 1953 Pio XII gli concederà la laicizzazione ‘pro gratia’.

Nel giugno del 1952 la comunità fossolese intanto era stata sciolta con la forza su ordine di Scelba; i suoi beni vennero ceduti, le famiglie allontanate, la maggior parte dei bimbi trasferita in vari orfanotrofi. I Nomadelfi dopo la ‘diaspora’ resteranno circa 400.

Nel 1962 don Zeno può riprendere l’esercizio del sacerdozio e Nomadelfia viene eretta a parrocchia. Morirà a 81 anni nel 1981 per un infarto. Proprio cinquant’anni prima, il 6 gennaio 1931 a S.Giacomo Roncole, dove era parroco, aveva scelto come figlio un giovane appena uscito dal carcere, Danilo (detto Barile), dando così vita ai Piccoli Apostoli.

L’ex Campo intanto dal 1954 era divenuto il Villaggio San Marco: cominciarono ad arrivare qui le prime famiglie di profughi italiani provenienti dai territori dell'Istria e della Venezia Giulia passati sotto il controllo della Jugoslavia. Solo nel 1970, con il trasferimento dell'ultima famiglia a Carpi, quest’esperienza ebbe fine.

La popolazione di Nomadelfia è oggi composta da famiglie (o meglio nuclei familiari molto ampi con un responsabile), persone non sposate e sacerdoti, circa 300 persone in tutto. C’è una cassa comune, servizi comuni, si prega insieme, esiste una Onlus, un’azienda agricola e una cooperativa culturale. I bambini studiano in comunità. Ancora nel 2022 questo esperimento sociale e religioso ci vuole dire che senza la famiglia non si potrebbe vivere appieno la fraternità, condividendo tutti gli aspetti dell’esistenza. 4000 persone, 4000 figli di don Zeno, sono passati da Nomadelfia.

La storia di don Saltini è stata narrata nel 2008 da una miniserie Rai, protagonista Giulio Scarpati. A Carpi ovviamente non si può ricordare don Zeno senza fare un cenno alla sorella Marianna, Mamma Nina. Dal 1934 e fino al giorno della sua morte, nel 1957, pur avendo sei figli suoi ha cresciuto oltre mille figlie, che ha salvato dalla strada e dalla povertà. A Palazzo Benassi la Casa della Divina Provvidenza continua l'opera da lei iniziata di tutela della maternità e delle donne.

Ricordiamo tra i piccoli Nomadelfi Maurizio Ferrari, il primo militante delle Brigate Rosse arrestato in Italia nel 1974 (e liberato nel 2004, affidato a don Zeno a nove mesi nel 1946): anche il noto fotografo Beppe Lopetrone (scomparso nel 2007) veniva dalle baracche di Fossoli, dove era stato portato a cinque mesi, nel 1950. E’sepolto a Nomadelfia, comunità a cui ha lasciato quasi tutto il suo patrimonio di foto. l

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