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Modena Sistema il vetro del balcone 60enne precipita e muore

Si era rotto e la donna stava cercando di metterlo in sicurezza col martello È caduta dal terzo piano del suo appartamento. Inutili i soccorsi dei vicini


20 maggio 2022 Giovanni Balugani




MODENA «Mamma, lascia stare il vetro rotto in balcone. Ci penso io».

Le aveva detto così il figlio, premurandosi che non si mettesse in pericolo. Ma Teresa Jawicka Drota non gli ha dato ascolto. Era troppo preoccupata che qualche frammento potesse cadere e fare danni o peggio ferire qualcuno. È così che Teresa è morta a 60 anni, precipitata dal terzo piano nel tentativo di mettere in sicurezza la vetrata di quel balcone arrugginito con un martello. Un gesto altruistico, che le è costato la vita. È deceduta sul colpo, urtando il suolo.



L’incidente è avvenuto in via Pagliani, una strada incastrata tra Strada Morane e Buon Pastore. Teresa viveva al numero 78. Per accedere al suo condominio bisogna percorrere una piccola strada privata che poi conduce in un’area cortiliva condivisa da due palazzine degli anni ’50 che si guardano: una ristrutturata da poco, l’altra che mostra i segni del tempo. È in quest’ultimo edificio che Teresa viveva in un appartamento del terzo piano assieme al marito e al figlio avuto da una precedente relazione. Ieri mattina era sola in casa. I vicini raccontano che poco dopo le 11.30 si è sentito un rumore anomalo provenire dal cortile. Chi si è affacciato ha notato immediatamente il corpo in terra. Sono scesi subito in due, due ragazze che hanno avvisato il 118 anche se era chiaro che le lesioni provocate da quel volo di diversi metri erano gravissime.

«Teresa non respirava quando sono arrivato», specifica un altro inquilino del palazzo. «Ero in casa, al secondo piano. Ho sentito i miei suoceri gridare, ho capito subito che era successo qualcosa di grave. Mi sono affacciato dal balcone e ho visto. Sono corso giù per cercare di rendermi utile. Purtroppo non c’era molto che si potesse fare, ho preso un lenzuolo per fare ombra ed evitare che il sole colpisse direttamente il corpo».

Un gesto umano e di vicinanza. Purtroppo gli sforzi e l’empatia dei presenti non hanno potuto evitare il peggio. Il personale sanitario del 118, arrivato sul posto nel giro di alcuni minuti, non ha potuto fare nulla. I parametri vitali erano assenti e qualunque manovra di emergenza sarebbe stata inutile. A quel punto è scattato l’abituale protocollo, con la chiamata alle forze dell’ordine e al medico legale che ha constatato il decesso della donna.

Gli agenti della squadra Volante, invece, hanno iniziato ad ascoltare i testimoni per ricostruire l’accaduto. L’elemento primario è stato stabilire se Teresa fosse sola in casa: e così era, poiché il figlio e il marito, avvisati della tragedia, sono accorsi pochi minuti dopo. In lacrime e avvolti in un dolore silenzioso, hanno trovato conforto in un parente anch’egli arrivato in via Pagliani e hanno assistito poi al lungo lavoro che ha coinvolto la polizia Scientifica. Sono stati effettuati accertamenti sulla salma, fotografie del cortile e del balcone, oltre alle misurazioni della ringhiera al terzo piano.

Il balcone presentava chiaramente i segni dell’incidente. Lo spazio prima occupato dalla lastra di vetro era vuoto, se non per alcuni frammenti rimasti ancorati ai margini. Un piccolo tavolino di legno, di una trentina di centimetri, era stato affiancato alla ringhiera. Forse Teresa vi si era appoggiata con le ginocchia per riuscire a sporgersi e sistemare quei vetri pericolanti con il martello. Tra le ipotesi, non va escluso che si sia affacciata con il busto oltre la balaustra, allungando le braccia per mettere in sicurezza i frammenti. Un precario equilibrio che le potrebbe essere stato fatale.

Quello che è certo è l’assenza totale di elementi che possano far presupporre un gesto violento. Sia perché Teresa era sola in casa, sia perché tutti i vicini hanno riferito di una famiglia tranquilla e silenziosa. Non c’erano state liti o altre circostanze che anche solo lontanamente possano lasciaro dubbi.

«Questi muri – spiega un inquilino – sono degli anni ’50 e si sente tutto. Erano persone silenziose, che non si sentivano mai».

Dopo un’ora circa, la polizia scientifica ha dato l’ok alle onoranze funebri Gibellini per il trasporto della salma presso la Medicina legale del Policlinico. Qui saranno effettuati accertamenti autoptici di circostanza ed è probabile che la Procura nel giro di poche ore dia il via libera per il funerale, inquadrando la tragedia come una fatalità.l




 

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