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Terremoto, dieci anni dopo. Il presidente Mattarella a Medolla «Ai cittadini di questa terra la Repubblica è riconoscente»

Il presidente Mattarella accolto a Medolla con emozione a 10 anni dal sisma «Ricordiamo le vittime, i feriti e gli sfollati. La ripartenza con la solidarietà»


21 maggio 2022 Serena Arbizzi



Medolla «Il decennale dal terremoto celebra la resilienza e i valori profondi che sono la radice di questa comunità. I comuni di questo territorio, la loro gente, hanno reagito con laboriosità, desiderio di rinascita, solidarietà: a tutti loro desidero esprimere la riconoscenza della Repubblica».

Hanno avuto lo stesso effetto di un lungo e grande abbraccio le parole del Capo dello Stato Sergio Mattarella dal palco del Teatro Facchini di Medolla, che ieri mattina ha aperto le porte ai 59 sindaci dei comuni del “cratere” sismico e a chi era sindaco ai tempi del terremoto, in occasione dei 10 anni dal 20 maggio 2012.

Un luogo scelto perché Medolla fu epicentro delle scosse del maggio 2012 dopo le quali nacque un vero e proprio modello emiliano della ricostruzione, grazie alla tenacia di questa terra.

«Oggi, 10 anni dopo la prima forte scossa di terremoto, ricordiamo le vittime, i tanti feriti, le migliaia di sfollati, le comunità segnate profondamente da smarrimento e angoscia – dichiara Mattarella, dopo essere stato introdotto dall’inno nazionale cantato da Nek – Medolla è stata, con Mirandola e San Felice, epicentro della scossa successiva, il mattino del 29 maggio 2012, che ha causato il maggior numero di vittime, molte delle quali nei capannoni dove si lavorava per riparare strutture lesionate qualche giorno prima. La chiave della ripartenza del terremoto è passata attraverso la solidarietà. Il volontariato è stata espressione straordinaria della comunità».

Il presidente ha sottolineato con grande vigore il tema dell’impresa, in un territorio ricco «di vertici di eccellenza. In una terra così industriosa si è rimesso al lavoro al centro della vita della comunità, non solo nell’opera di ricostruzione, ma anche nella continuità produttiva, con presenza e qualità confermata sul mercato. L’export non ha subito battute d’arresto, sorprendendo gli stessi competitori internazionali. Tutto questo ha contribuito a saldare quella frattura che poteva produrre pesanti conseguenze di tipo economico e sociale».

Tra gli applausi dal teatro e dal pubblico che ha potuto assistere all’esterno sotto la tensostruttura che gli scout hanno contribuito a montare, Mattarella ha dato rilievo alle «istituzioni, che hanno fatto la loro parte. Così il governo nazionale. Così l’Unione europea, che ha anticipato, per il terremoto dell’Emilia quella svolta di segno espansivo e solidale, poi espressa in misura ampia e puntuale più compiuta con gli interventi e le politiche di contrasto e di rilancio seguite alla pandemia. Tutto ciò che si è sviluppato ha un nome: cooperazione internazionale. Che vuol dire confronto aperto, partecipazione, impegno, convergenza e, infine, unità d’azione. Se le istituzioni sono in prima linea, e operano in maniera coordinata e concorde, i cittadini possono far sentire meglio la loro voce». Infine, il riconoscimento per quanto è stato realizzato «ai sindaci, al loro impegno quotidiano».

Non è mancata una chiara condanna della guerra in Ucraina. «L’accoglienza offerta agli ucraini in fuga da una guerra di aggressione scellerata – aggiunge il Capo dello Stato – rappresentano una prova di come la solidarietà resti un filo robusto che tesse le vite e le storie in queste comunità. Di questa accoglienza dobbiamo essere orgogliosi nel nostro Paese. Perché si tratta di una prova di umanità che fa comprendere al mondo, e anche agli aggressori, che il nostro obiettivo non è continuare la guerra ma sconfiggere la prepotenza di chi la muove, facendo vincere la pace e la convivenza, nella libertà e nel rispetto del diritto».

Tra fasce tricolori, autorità religiose, tra le quali il cardinale Matteo Zuppi e il vicario generale della diocesi di Carpi Gildo Manicardi, parlamentari, il Presidente ha scaldato il cuore dei cittadini di una terra in cui le ferite del sisma sono ancora profondamente sentite. l


 

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