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Harry Potter a Modena con i “maghi” della nazionale italiana di quidditch

Raduno della selezione azzurra in vista dei prossimi campionati europei di specialità La team manager Beatrice Segalini: «C’è tanto entusiasmo, stiamo definendo i titolari»


22 maggio 2022


MODENA Non si vola, si hanno i piedi per terra, e se si prende il volo è perchè ci si tuffa o si è placcati. Senza maghi ma certamente con la passione per Harry Potter, è così che anche in Italia sta prendendo piede il Quidditch, il gioco reso famoso dalle sfide di Hogwarts.

Ieri a Modena niente meno che la nazionale italiana. La presenza della compagine azzurra, che in passato aveva fatto tappa a Vignola, è legata all’attività della squadra dilettante Dna Quidditch club, fondata tre anni fa da giocatori modenesi e torinesi, iscritta all’Associazione italiana quidditch e dal 2020 parte dell’Asd Manticores Modena.



Beatrice Segalini è il team manager della nazionale italiana: «Siamo qui per selezionare gli azzurri: al primo appuntamento si sono presentate 60 persone, abbiamo scremato a 30 e dopo l’esperienza qui a Modena decideremo i 21 titolari e le 4 riserve che costituiranno la rosa ufficiale. C’è tanto entusiasmo».

A Cognento gruppo al completo guidato dallo staff tecnico di Michele Genovese e composto anche dalla vice Federica Zagordo, dalla preparatrice atletica Arianna Scaglia e dagli allenatori Emanuele Alessandri e Mirko Barbieri (che si occupano dei “cacciatori”), Alessandro delle Grazie e Marco Minò (a cui sono affidati i “cercatori”) e Stefano Brizioli (segue i “battitori”). Completano l’elenco appunto la team manager Beatrice Segalini e il vice Guido Bianchetti, oltre ad alcuni volontari.

Nelle due giornate del raduno modenese la Nazionale si concentra sulla preparazione in vista della manifestazione internazionale del 23 e 24 luglio, nella città irlandese di Limerick, dove si svolgeranno gli European games a cui partecipano anche altre 21 rappresentative. Oltre agli allenamenti, sono previste alcune gare amichevoli.

Le regole del quidditch, oggi praticato in tutto il mondo nel rispetto delle linee guida definite dalla federazione internazionale Iqa, richiamano quelle della saga di Harry Potter, dove i giocatori si muovono in sella a manici di scope volanti in gare che possono proseguire anche per alcuni giorni. Nella versione “reale”, invece, una partita dura molto meno e la scopa magica è sostituita da un tubo di pvc lungo al massimo un metro e con diametro di 25 - 35 millimetri. Ci sono sei giocatori per squadra fino al 18esimo minuto, a partire cioè dal portiere, il cui ruolo è di proteggere gli anelli, ma con facoltà di partecipare alle azioni offensive, e dai tre cacciatori, incaricati di fare goal (ogni rete vale 10 punti). Questi due ruoli, portiere e cacciatori, utilizzano la “pluffa” per giocare, ovvero una palla da volley. I restanti due giocatori sono i battitori, elementi che usano i “bolidi”, ossia palle da dodgeball, per eliminare temporaneamente i giocatori avversari dalla sfida, colpendoli e facendoli smontare dalla loro scopa; i giocatori colpiti dovranno andare a toccare i propri anelli e solo dopo averlo fatto potranno ritornare in campo. Al 17esimo minuto di gioco entra poi in scena il “boccino”: una sfera dorata volante nei fantasy, mentre nella versione reale è un arbitro, dunque una persona, alla cui parte posteriore dei pantaloni è agganciata una “coda”, in sostanza un pezzo di stoffa che contiene una pallina da tennis. L’arbitro si deve difendere dai cercatori, che entrano in campo al 18esimo minuto; quando un cercatore riesce a impossessarsi del boccino, ovvero la “coda”, la sua squadra ottiene 30 punti. Se si tratta della formazione già in vantaggio, allora questa azione dà diritto alla vittoria; se invece a prenderlo è la compagine in svantaggio, si possono verificare due possibilità. La partita può finire se la differenza di punteggio era inferiore a 30 punti e quindi con la cattura viene ribaltato il risultato; se invece lo svantaggio era superiore a quella quota, la partita può continuare fino al raggiungimento del “target score”, ovvero chi per primo sopravanza gli avversari di 30 punti.l

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