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cronaca

Medolla. Azienda svuotata durante le festività: quattro anni ai registi della bancarotta

La Csm Tecno venne trasferita a Vasto e 15 persone rimasero senza lavoro


24 maggio 2022


Medolla Quattro anni di pena ad Antonio Bruschi, poco meno per Carlo Cericola, entrambi ritenuti responsabili di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, quali amministratori di fatto della Csm Tecno. Lo ha deciso la Corte di Cassazione al termine di tre gradi di giudizio per una vicenda che fece molto scalpore nel 2009 quando all’improvviso la Csm Tecno di via Sparato venne svuotata dei macchinari e chiusa durante la festività natalizie. Era un gioiellino nella lavorazione del vetro e in pochi attimi 15 persone di fatto persero il lavoro, nonostante l’attivazione immediata dei sindacati e gli accertamenti penali che portarono gli inquirenti fino a Vasto dove si sarebbe dovuta spostare l’intera produzione.

Bruschi ha sempre negato ogni coinvolgimento, suggerendo anche una lettura opposta, incolpando altri dei fatti e allontanando da sé il ruolo di “amministratore di fatto”. Bruschi – annota la Cassazione nel sintetizzare i motivi del ricorso – “si limitava a partecipare alla gestione commerciale dell’azienda, ma non aveva alcun potere rispetto alla gestione economica e amministrativa della società; inoltre, secondo quanto emerso dalla relazione del curatore fallimentare, il dissesto della società si era sviluppato a partire dal 2008, anno nel quale il Bruschi aveva frequentato la società solo per pochi mesi”.

I giudici però segnalano che Bruschi nel 2008 era molto attivo in Csm come emerge sia dal suo protagonismo “nelle vicende distrattive che avrebbero condotto, prima, attraverso la scrittura privata datata 12 maggio 2009, alla risoluzione consensuale del contratto di affitto di azienda con la CSM Tecnologies e poi al trasferimento – con lui presente – di tutti i beni, inclusi quelli direttamente riferibili alla CSM Tecno a Vasto”.

Per il medico Cericola, invece, la Cassazione, segnala che era direttamente coinvolto negli atti distrattivi, visto che è stata l’impresa del fratello ad effettuare il trasporto dei beni in Abruzzo e proprio il recapito telefonico o di fax della clinica della quale Cericola è titolare è poi comparso sul sito web sul quale sono stati riconosciuto i macchinari per il taglio del vetro della Csm Tecno.

Entrambi i ricorsi sono quindi stati giudicati inammissibili, mentre i due ricorrenti dovranno pagare le spese processuali oltre a 3mila euro alla Cassa per le ammende.
 

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