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Modena, i medici e le conseguenze della lotta al covid: «Poca cura di se stessi Oggi uno su 9 è obeso»

A marzo superati i 2mila casi di positività «In questi due anni gli operatori si sono occupati ancora di più della salute degli altri - riprende la dottoressa - finendo per dimenticarsi della propria salute, tra turni estremamente pesanti e la preoccupazione per la possibilità di contagiare i propri familiari. Oggi pesa soprattutto la condizione di forte stress, spesso associata all’insorgenza di malattie fisiche. Le più frequenti sono le patologie cardio-vascolari, l’aumento della pressione, della frequenza cardiaca, alterazioni del sonno e del tono dell’umore».


25 maggio 2022


MODENA Quello della sanità modenese, e in particolare dei 5mila operatori dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, è un sistema «che ha dato una risposta molto importante in questi due anni di pandemia, ma oggi è molto provato». Così la dottoressa Loretta Casolari, direttore del Servizio Sorveglianza Sanitaria e Promozione della Salute dei Lavoratori dell’Azienda che gestisce Policlinico e ospedale di Baggiovara. «In questi due anni gli operatori si sono occupati ancora di più della salute degli altri - riprende la dottoressa - finendo per dimenticarsi della propria salute, tra turni estremamente pesanti e la preoccupazione per la possibilità di contagiare i propri familiari. Oggi pesa soprattutto la condizione di forte stress, spesso associata all’insorgenza di malattie fisiche. Le più frequenti sono le patologie cardio-vascolari, l’aumento della pressione, della frequenza cardiaca, alterazioni del sonno e del tono dell’umore».

Ma oltre allo stress c’è anche una condizione fisica che ha risentito pesantemente di questi due anni, in gran parte passati in reparto: «Oggi un operatore su 3 è in sovrappeso - riprende Casolari - e uno su 9 è in una situazione di obesità». Una situazione difficile per danti operatori, insomma: «Dobbiamo ricordarci che la salute è il nostro principale capitale - spiega ancora il direttore del Servizio Sorveglianza Sanitaria - e soprattutto che è una sola, ed è strettamente legata alle condizioni di lavoro, dal momento che è il posto in cui trascorriamo la maggior parte del tempo. Oggi, insomma, è davvero arrivato il momento di tornare a prenderci cura di noi stessi - chiude la dottoressa Casolari - e l’impegno dell’Azienda deve essere quello di sostenere queste persone che devono avere la possibilità di recuperare la loro salute».

Anche per questo, l’obiettivo dell’iniziativa in programma per il 27 maggio è quello di mettere in evidenza come i differenti punti di vista (medico, psicologico, economico, giuridico e così via) possano concorrere a rinforzare il paradigma della salute organizzativa nei contesti sanitari che hanno subìto una trasformazione negli ultimi anni, anche a seguito della crisi Covid.

«Il personale ha sviluppato importanti fattori protettivi di salute - aggiunge la dottoressa Paola Vandelli, direttore del Servizio Formazione, Ricerca e Innovazione - come ad esempio la capacità di regolare le emozioni, l’ottimismo, la robustezza psicologica, un’empatia determinata dal bisogno di aiutare l’altro, la capacità di adattamento al cambiamento, sia individuale che di équipe. Queste caratteristiche rappresentano, già nella normale pratica clinica, gli assi portanti delle professioni di aiuto: il fatto che siano presenti anche in un momento di così grande incertezza e di emergenza sono una riprova dell’alta professionalità dei nostri operatori». L’Azienda ha prestato un’attenzione specifica ai lavoratori fragili e la programmazione di interventi di consulenza e supporto psicologico per gli operatori ex-Covid positivi, Long-covid o che hanno avuto parenti o amici contagiati in modo grave, poiché possono manifestare sintomi di disagio psicologico. Rispetto all’infezione da Covid, a marzo 2022 sono stati superati i duemila casi di positività tra gli operatori.l

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