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Sassuolo. Paola Landini, mistero mai risolto Dieci anni fa la sua scomparsa

Sono trascorsi oltre dieci anni dal 14 maggio 2012, giorno in cui la 44enne fioranese scomparve nel nulla. Le sue ossa sono state ritrovate lo scorso anno per caso, nel corso delle ricerche del 21enne sassolese Alessandro Venturelli, a qualche centinaio di metri dal parcheggio del poligono dove venne ritrovata la sua Fiat Punto bianca. Dieci anni, eppure il suo caso resta ancora un mistero. Sono le pistole l’elemento su cui ancora non si hanno risposte ufficiali.


26 maggio 2022 Stefania Piscitello


Fiorano Paola Landini è morta per mano di un assassino?

Sono trascorsi oltre dieci anni dal 14 maggio 2012, giorno in cui la 44enne fioranese scomparve nel nulla. Le sue ossa sono state ritrovate lo scorso anno per caso, nel corso delle ricerche del 21enne sassolese Alessandro Venturelli, a qualche centinaio di metri dal parcheggio del poligono dove venne ritrovata la sua Fiat Punto bianca. Dieci anni, eppure il suo caso resta ancora un mistero. Sono le pistole l’elemento su cui ancora non si hanno risposte ufficiali.

Sì, perché l’anno scorso, insieme ai resti umani poi attribuiti a alla 44enne in seguito al test del Dna comparato con quello del figlio Luca, e agli indumenti col logo del tiro a segno – dove Landini lavorava e il cui presidente era Roberto Brogli, il suo compagno – sono state ritrovate anche due pistole sparite dalla cassaforte dell’abitazione di Brogli.

Perché Paola aveva le armi con sé? Una domanda su cui al momento non si hanno ancora risposte ufficiali nonostante siano trascorsi tanti anni. Temeva forse che qualcuno le potesse fare del male? Landini era andata a convivere col compagno Brogli anche perché aveva raccontato di sentirsi in pericolo, minacciata. Ed ecco che di fronte a questo scenario si apre quella che è l’ipotesi più inquietante: la donna potrebbe avere trovato la morte in quel posto per mano di qualcun altro.

Che la 44enne abbia portato con sé le pistole - una Star 6,35 e un’altra 9x17 calibro 9, corto – per difendersi? Forse aveva un incontro al poligono con qualcuno che riteneva essere pericoloso, da qui la decisione di armarsi per proteggersi.

La zona in cui a maggio dello scorso anno sono state ritrovate le ossa di Paola, è di pertinenza del poligono di tiro. Ciò significa che, perlomeno in linea teorica, solo un addetto ai lavori o un frequentatore abituale l’avrebbe potuta raggiungere. Nell’area ai tempi era presente un cantiere. Per questo durante le prime indagini quell’area non venne battuta. Dopo la scomparsa di Landini era emerso come la 44enne fosse infelice. Da qui, l’altra ipotesi legata alla presenza delle pistole: il suicidio. È possibile che Paola abbia deciso di farla finita scegliendo quella zona perché sapeva che lì non avrebbe incontrato nessuno?

Il ritrovamento del corpo della donna tra le sterpaglie, ha lasciato anche aperto lo scenario del malore. Questo però non spiegherebbe la presenza delle armi. Dopo la scomparsa della fioranese il compagno Roberto Brogli ingaggiò anche un investigatore privato, Ezio Denti, che seguì varie piste.

Poi l’anno scorso la svolta, col ritrovamento di quei resti umani che fin dall’inizio avevano lasciato presupporre che il corpo fosse proprio di Paola, sia perché evidentemente datate e attribuibili a una donna, sia perché vennero ritrovate anche le armi le cui matricole poi combaciavano proprio con quelle sottratte dalla cassaforte di Brogli. Le ultime tracce di lei erano state trovate nella sua Fiat Punto bianca con i suoi effetti personali all’interno: carte di credito, documenti, e anche due cellulari uno dei quali ignoto alla famiglia. Insomma, dieci anni di interrogativi, di dubbi e ancora tante domande senza risposta per questo giallo ancora irrisolto.l




 

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