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Castelvetro. «Operaio morì di Covid, è omicidio: ne rispondano i titolari dell'azienda»

Due titolari d’azienda imputati per il decesso di un operaio 63enne ad aprile 2020 Per la Procura l’uomo non fu abbastanza protetto con i dispositivi di sicurezza


27 maggio 2022 Daniele Montanari


MODENA Accusati di omicidio per la morte di un lavoratore a causa del Covid. Un dei due va già di sicuro a processo, l’altro lo saprà a novembre.

È un caso che sicuramente farà discutere quello che in tribunale a Modena è arrivato ora a un momento decisivo. In regione giusto mercoledì era arrivata la notizia da Ravenna di un risarcimento da un milione e 200mila euro chiesti all’anziano datore di lavoro dai famigliari di un badante morto per Covid. Ma si tratta di una causa civile, per quanto dalle potenziali ricadute nazionali, a cascata, su tante altre morti di questo genere.

Non si hanno invece molte notizie di datori di lavoro che rischiano una pesantissima condanna penale per l’attività svolta in azienda all’esplosione del Coronavirus. E va da sé che anche qui, in caso di condanna, le ripercussioni a cascata possono essere ampissime, in tutta Italia.



Il caso porta a Castelvetro, tra il marzo e l’aprile 2020, proprio all’esplosione della pandemia. Alla Suincom in particolare, dove lavorava per conto di una cooperativa (non quindi dipendente Suincom) un operaio 63enne che, dopo aver contratto il Covid, morì nel giro di pochi giorni, ad aprile. In ditta in quel periodo si sviluppò un focolaio, e i contagi furono diversi. Ma morì solo il 63enne. Secondo i riscontri effettuati per conto della Procura dal medico dopo la morte, l’uomo aveva elevati fattori di rischio per pluripatologie che l’affliggevano. Ma non sarebbe stato sufficientemente protetto: sia con mascherine e altri dispositivi di sicurezza individuali, sia con un adeguato distanziamento in postazione di lavoro. Secondo l’accusa, la condizione di fragilità doveva essere documentata subito da un medico in azienda, che avrebbe dovuto valutare la compatibilità della sua presenza al lavoro in quel contesto di rischio. Anche perché allora il Covid era un nemico sconosciuto, e quindi imprevedibile nelle sue conseguenze, ancor più in contesti fragili. Va anche ricordato però che quelli erano i giorni delle drammatiche difficoltà nel reperimento delle mascherine. E che la lavorazione carni era un’attività alimentare strategica che comunque doveva andare avanti.

In questo contesto, dopo la morte dell’uomo la Procura, acquisita notizia del decesso, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico del 50enne titolare della Suincom e del 30enne rappresentante della cooperativa. Ieri in udienza preliminare il titolare della Suincom , difeso dall’avvocato Roberto Sutich, ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato, che cristallizza le prove fin qui raccolte, stoppa le indagini e, in caso di condanna, consente di avere lo sconto di un terzo della pena. Lui dunque va già sicuramente a processo, con udienza decisiva fissata per il 21 novembre.

Il 30enne, assistito dall’avvocato Barbara Aquilini, non ha fatto richiesta di riti alternati e il 21 novembre a sua volta saprà se va a processo ordinario o se il caso giudiziario per lui si chiuderà qui. Tutelata dall’avvocato Massimo Fiorillo, la famiglia della vittima ieri, con un colpo di scena, non si è costituita parte civile: «Procederemo direttamente con una richiesta danni in sede civile – spiega l’avvocato – personalmente ritengo difficile la condanna in sede penale di un datore di lavoro per un contagio da Covid, in quella fase della pandemia». «Dal mio punto di vista – nota l’avvocato Aquilini per il 30enne imputato – il nesso causa-effetto è tutto da provare. Non è assolutamente detto che la vittima abbia contratto il Covid in azienda. E in ogni caso non può certo essere attribuita all’azienda la responsabilità di morte. Se sono state archiviate le morti in Rsa, non capisco perché non si sia fatto lo stesso anche per questa».l


 

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