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Modena. Il libro / Berlinguer, ricordi dell’ultimo leader Coraggioso e non diceva mai “io”

Sala gremita e tanti aneddoti alla presentazione del libro sullo storico segretario Pci In edicola è arrivata la seconda ristampa, a grande richiesta


28 maggio 2022 Enrico Bossù


Il volume “Berlinguer, l’ultimo leader” (192 pagine, Gruppo Sae editore), a cura di Giovanni Gelsomino e Gianni Giovannetti, torna di nuovo in edicola con la Gazzetta di Modena a 9,50 euro più il prezzo del quotidiano dopo il grande apprezzamento del pubblico nelle scorse uscite. Il libro è una rievocazione, a cento anni dalla nascita, del politico più amato e rimpianto della sinistra italiana.

Il libro raccoglie i ricordi, talvolta quotidiani e intimi, di chi ha conosciuto il più amato segretario del Partito Comunista Italiano. Un uomo giusto e non soltanto predicatore di giustizia, un uomo morale e non soltanto predicatore di moralità. Enrico Berlinguer avrebbe compiuto cento anni proprio il 25 maggio di quest’anno. Nato a Sassari in Sardegna nel 1922, fu segretario del Partito comunista italiano dal 17 marzo del 1972 all’11 giugno 1984, giorno in cui morì a Padova a causa di un ictus che lo colpì proprio mentre teneva un discorso. 

Ieri a Modena la presentazione del volume

MODENA Bastano gli occhi lucidi di alcuni dei presenti per descrivere ciò che ancora rappresenti Enrico Berlinguer.

“Berlinguer, l’ultimo leader”: si intitola così l'iniziativa organizzata dalla Gazzetta di Modena e che si è tenuta ieri presso la Fondazione Collegio San Carlo per presentare l'omonimo libro, a cura di Giovanni Gelsomino e Gianni Giovannetti.

«Non per essere nostalgici, ma conservando il buono di ciò che ci ha lasciato: coraggio e passione politica», esordisce il direttore della Gazzetta Giacomo Bedeschi.

«Oggi Berlinguer sarebbe un anziano centenario – riflette il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, presente per i saluti – e chissà cosa avrebbe pensato del mondo odierno. È stato un leader carismatico, che ha lasciato tracce sia in vita che dopo la morte. Un uomo capace di avere una visione, avendo compreso la necessità di una politica nuova».

La sala è piena, l’emozione è tanta. L'ex segretario del Pci manca. Lo si capisce dagli applausi che partono dopo le sue foto. E soprattutto dai volti dei partecipanti, per la gran parte visibilmente commossi durante i contributi digitali. Uno dei due curatori del libro, Gianni Giovannetti, traccia il perimetro dell’uomo: «Era schivo, pacato. Si credeva fosse triste di natura. Ma in un’intervista a Minoli, l’ex segretario disse che la cosa che più lo infastidiva era il fatto che lo si considerasse malinconico. Un personaggio unico».

Poi un aneddoto che si trova nel libro e che porta con sé tante riflessioni: «Un collega del quotidiano il Tirreno – continua Giovannetti – è andato a incontrare i portuali per la stesura di un articolo. Quel pezzo, scritto dopo un affascinante dibattito, lo abbiamo intitolato “il nostro compagno Enrico, che non diceva mai io”. In questo modo lo chiamavano i portuali, come un tempo così oggi. E proprio in questa epoca, l’involuzione della politica, poco al servizio delle persone, viene urlata, punta alla spettacolarizzazione. Alcuni leader identificano il partito con loro stessi, mettendo l’io davanti al noi. Questo porta una sorta di assenza. L’assenza di un personaggio di quella grandezza».

Tra gli ospiti anche Piero Fassino, presidente della commissione esteri della Camera e collaboratore di Berlinguer, che porta l’attenzione su alcuni antefatti: «Non dobbiamo dimenticare – racconta – Luigi Longo, uomo dialetticamente non eccezionale ma contenutisticamente sopraffine. È stato proprio con lui che Enrico è cresciuto, politicamente soprattutto. E in parte grazie a lui ha raggiunto i vertici. Onorandoli, nel corso del tempo, perseguendo una politica intelligente e visionaria all’insegna della responsabilità premiata alle elezioni del 1976».

Alfonsina Rinaldi, già sindaco di Modena e deputata, racconta il suo dibattito con Berlinguer sull’emancipazione femminile: «Abbiamo discusso per ore, eravamo al tavolo tra i dirigenti del Pci del 1977. L’ex segretario taceva. Solo alla fine è intervenuto. Secondo lui l’uguaglianza non poteva comprendere il valore della differenza, in quel caso del genere femminile rispetto al maschile. E affermò che per la sinistra e i comunisti italiani, ogni discriminazione sociale andava rimossa per raggiungere una democrazia compiuta. Secondo lui la rivoluzione più importante del 1900, dopo quella operaia e anti-colonialista, è stata quella femminile. Un grande visionario».

Lo storico Giuliano Albarani ha definito la pubblicazione «oggettiva e con un lavoro iconografico unico», aggiungendo poi che «nonostante Berlinguer si presti molto alla monumentalizzazione, il libro storicamente è straordinario». E i risultati si sono visti in edicola: da oggi tornerà disponibile, dopo una ristampa, segnale dell’apprezzamento del pubblico. l


 

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