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Carpi «Ora è una follia per il Comune non acquistare la Polisportiva Pietri»

Bigarelli, già revisore dei conti, bocciò la delibera che salvava la “Pietri” «All’epoca costava più di un milione. Adesso invece è un vero affare»


22 giugno 2022 Serena Arbizzi



CARPI Dieci anni fa il Comune era pronto ad acquistare la Polisportiva Dorando Pietri per oltre un milione di euro. La delibera stava per approdare sui banchi del consiglio comunale, ma venne ritirata, mentre aleggiava nell’aria l’invio dell’atto alla Corte dei Conti.

Determinante, nella marcia indietro della maggioranza, la bocciatura da parte degli allora revisori dei conti, della delibera. Questo in un clima di acceso di battito, in cui le opposizioni tuonavano contro l’amministrazione, accusandola di voler salvare la “Dorando”, per “togliere le castagne dal fuoco a una realtà amica”.

All’epoca, il debito della Polisportiva Dorando Pietri era circa di un milione di euro. Il riscatto del diritto di superficie proposto dal Comune aveva un valore di un milione e 1180mila. Un’analogia tra le due somme quantomeno sospetta, tra gli elementi più discussi, allora.

Del collegio dei revisori, in quel dicembre 2012, quando la delibera stava per approdare in consiglio, faceva parte l’avvocato Giorgio Bigarelli, il quale con la bocciatura espresse chiaramente che il riscatto del diritto di superficie non “s’aveva da fare”.

Oggi, lo stesso avvocato Bigarelli, sottolinea che la somma per cui si può acquistare il “cuore” della Polisportiva, ovvero il bocciodromo, è talmente irrisoria che il Comune deve concludere l’affare. Anzi, sarebbe una follia se non lo facesse.

«Siamo passati dal valore di un milione e 200mila euro a 40mila – chiosa l’avvocato Bigarelli – All’epoca tutto il collegio aveva considerato una dilapidazione di denaro pubblico la spesa di oltre un milione per riscattare l’immobile. Oggi come oggi ritengo che sia un’assurdità non riscattarlo per 40mila euro. Oltretutto, dieci anni fa, l’operazione implicava la spesa di un milione e 200mila, per poi avviare la ristrutturazione, tenendo fermo il bene per cinque anni, mentre il mercato offriva tanti capannoni vuoti».

«Oggi, dunque – conclude l’avvocato Bigarelli – sarebbe una follia non dare seguito per 40mila euro all’acquisto. Adesso ci sono tutte le condizioni favorevoli ». l


 

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