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Modena, addio a Renata e Gabriela uccise a Castelfranco «Ci siamo girati dall’altra parte»

Rabbia e dolore tra i presenti al funerale di madre e figlia vittime di femminicidio Arrivati dalla Romania i genitori della donna. Gli amici: «Ci mancherete»


22 giugno 2022 Stefania Piscitello


MODENA . Una tragedia annunciata. Questo è stato sottolineato da molti tra i presenti ieri mattina al funerale di Gabriela Renata Trandafir e Renata Alexandra Tranfadir, madre e figlia vittime di femminicidio la scorsa settimana a Castelfranco.

Le due donne, rispettivamente di 47 e di 22 anni, sono state uccise per mano di Salvatore Montefusco marito della donna (che non era padre della ragazza). Scampato alla mattanza il figlio 17enne, riuscito a fuggire: e il ragazzo ieri era presente, circondato dai familiari alla chiesa ortodossa della Santa Croce in via Ganaceto  a Modena dove si è celebrato il rito funebre.

I genitori di Gabriela, la sorella, i fratelli, i nipoti, che insieme ai compagni di scuola di Renata, agli amici, all’associazione sportiva frequentata dalla ragazza e ai sindaci della provincia hanno assistito attoniti all’arrivo di due bare bianche davanti alla chiesa.

«Sola e disarmata – così un’amica di Gabriela ha letto una lettera – hai combattuto il buio per dare dignità ai tuoi figli. Ti chiedo perdono perché per paura, indifferenza ed egoismo ci siamo girati dall’altra parte restando sordi, ciechi. Adesso veglia su Salvatore junior e dagli la forza di non sentirsi mai solo».

Le scarpette rosse, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne, appoggiate sulle due bare bianche con al centro la foto dei volti giovani e belli di Gabriela e Renata. «Adesso vediamo tutti – così la sorella di Gabriela – non siamo più ciechi davanti a questo orrore».

Il sacerdote ha cercato di trovare, a fatica, le parole: «Credo che ognuno di noi avrebbe voluto che Alexandra fosse entrata in chiesa con sua mamma con l’abito bianco da sposa. E non, come adesso, una a fianco all’altra dentro due bare bianche. Speriamo che una tragedia simile non si ripeta mai più. Una tragedia che ora sono obbligati a sopportare i genitori della signora, i fratelli, la sorella, i nipoti, gli amici».

Anche gli ex compagni e professori della scuola superiore di Renata sono arrivati per l’ultimo saluto alle donne.

«Era una strage annunciata – così Rosalba Mele ex docente di disegno – Questo è un delitto efferato compiuto per mano di un uomo, ma anche di tutte le orecchie che non hanno ascoltato, tutte le bocche che non hanno parlato e tutte le mani che non hanno protetto. Spero che passato il momento del dolore e della preghiera in tribunale non arrivi solo l’uomo che ha sparato ma anche tutte le persone che erano preposte a proteggere».

Rabbia e dolore si sono mescolate ieri davanti alle due bare bianche. E i ricordi, tanti. «Ciao Renatina, – così un’ex compagna di scuola – ricordo ancora il primo giorno di superiori quando tutte e due spaesate ci sedemmo uno a fianco all’altra pronte ad iniziare la nostra storia. Incuriosivi chiunque con il tuo essere così introversa e le poche persone che facevi entrare nella tua vita sono e resteranno per sempre ammaliate da così tanta educazione ed eleganza; e così era anche la tua mamma».

I colleghi di lavoro di Renata hanno ricordato come la giovane fosse apprezzata da tutti, impegnata a lavorare per costruirsi un futuro migliore. Quel futuro che invece la ragazza non vedrà mai.

Con la fascia tricolore era presente una folta rappresentanza di sindaci della provincia, primo fra tutti il primo cittadino di Castelfranco Giovanni Gargano e il presidente della provincia Gian Domenico Tomei. «Era un dovere essere qui questa mattina al fianco dei familiari – ha sottolineato Gargano – per abbracciarli in questo dolore. In questa provincia, tutti indistintamente, diciamo no fermamente a qualsiasi tipo di violenza».l


 

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