Matrimonio, comunione o separazione dei beni? Ecco quando conviene oppure no
La scorsa settimana abbiamo parlato del regime patrimoniale della famiglia, regolato dagli articoli 159 e seguenti del codice civile. Questo perché durante la celebrazione del matrimonio, civile o religioso, i coniugi sono tenuti a precisare se optano per la separazione dei beni, mentre se tacciono scatta automaticamente la comunione dei beni.
Ricordo che scegliendo la comunione legale, tutti i beni acquistati dopo la data delle nozze sono di proprietà di entrambi i coniugi in uguale misura, anche se sono stati acquistati solo da uno di essi. In regime di comunione cadono però anche i debiti, che vengono quindi condivisi dai coniugi. Restano estranei alla comunione solo determinati beni espressamente indicati dalla legge: quelli il cui coniuge era proprietario prima del matrimonio, quelli che ha acquistato anche durante il matrimonio per successione o per donazione e i beni di uso personale o che sono da considerarsi necessari per l'esercizio di una professione.
Con il regime di separazione dei beni, invece, ciascun coniuge sarà titolare esclusivo del bene da lui acquistato, anche se l’acquisto avviene durante il matrimonio e debiti di ciascun coniuge non ricadranno anche sull’altro. Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi dei due diversi regimi? In questo articolo esamineremo la comunione legale dei beni. I problemi relativi alla comunione dei beni sorgono soprattutto in caso di separazione:
– spesso, ad esempio, è difficile distinguere tra beni posseduti prima o acquistati dopo il matrimonio e provare quindi chi ne sia il solo proprietario;
– i soldi utilizzati per ristrutturazioni e migliorie degli immobili sono difficili da quantificare e dividere in sede di separazione;
– è difficile provare che le donazioni fatte in modo non ufficiale, ad esempio dai genitori di uno dei due coniugi, appartengono a questo soltanto;
– se il coniuge che esercita un’attività commerciale autonoma si è attribuito dei beni che non c’entrano con l’attività, intestandoli alla ditta, questi anche se di fatto appartengono al patrimonio comune, saranno riconosciuti soltanto al coniuge in questione;
– è difficile stabilire la proprietà di uno solo dei coniugi di alcuni beni personali, come i gioielli;
– se uno dei coniugi è titolare di un’impresa e fallisce o comunque matura debiti nei confronti di fornitori e dipendenti, i creditori potranno pignorare i beni, anche se per metà di proprietà dell’altro coniuge, che con quei debiti non ha nulla a che fare.
In conclusione, il regime di comunione legale dei beni si addice a una giovane coppia nella quale entrambi hanno un lavoro dipendente con retribuzioni abbastanza simili, che inizia la vita insieme in una situazione di sostanziale parità. Se invece uno dei coniugi svolge una attività imprenditoriale o autonome, è sicuramente consigliabile il regime di separazione dei beni.
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